“Rsa non colpevoli” parola di Tribunale.

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Nessun colpevole per le morti nelle case di riposo nella fase più acuta della pandemia da Sars-Cov 2.

Le accuse di condotte dolose e colpose sono state ritenute infondate dal Tribunale, così come l’ipotesi di reato di omissione di atti d’ufficio.

E’ stata salutata con gioia (“sì perché vedere ripristinata la giustizia in questo ambito è motivo di gioia profonda”) dal presidente dell’AIP (Associazione Italiana di Psicogeriatria) Marco Trabucchi la decisione del Gip (giudice per le indagini preliminari) del Tribunale di Mantova di accogliere la richiesta della Procura di archiviazione delle indagini: non c’è stato dolo.

Una decisione attesa questa, perché analoghe denunce sono state avanzate in più parti della Penisola e quindi ora si spera che venga ristabilita la verità e si sgretolino le montagne di giudizi approssimativi che hanno descritto le “Rsa luoghi di morte”, le cui porte andavano sbarrate per sempre senza appello.

 “Per quanto vengano individuate alcune lacune gestionali dell’emergenza – scrive il sostituto procuratore mantovano Silvia Bertuzzi – da parte della dirigenza delle RSA, e comportamenti più o meno virtuosi.

In tutti i casi investigati, le difficoltà vengono ricondotte non a condotte dolose o colpose, ma fondamentalmente dipendenti dall’eccezionalità del fenomeno, dalle scarse informazioni scientifiche sul virus, nel periodo inziale che interessa in questa sede, nonché da tutte le difficoltà incontrate a livello della pubblica amministrazione e degli enti pubblici preposti alla gestione della pandemia, anche per via dell’iniziale mancanza o genericità delle disposizioni fornite alle RSA”.

Il magistrato descrive con precisione gli eventi della prima pandemia, in particolare la sofferenza provocata nei gestori, negli operatori e nei famigliari degli ospiti dall’abbandono da parte di chi avrebbe dovuto costruire una rete di efficace protezione attorno alle gravi difficoltà affrontate dalle strutture in quelle settimane. “Invece fu solo silenzio” commenta Marco Trabucchi.

Secondo l’accusa le dirigenze di varie case di riposo della provincia di Mantova, nell’ambito della gestione della pandemia, almeno nella prima e più critica fase, ci sarebbero state mancanze e lacune tali da provocare i decessi degli anziani che in quel periodo persero la vita.

Nel corso dell’indagine la Procura di Mantova si era affidata agli accertamenti eseguiti dai carabinieri del Nas, che lo scorso primo ottobre hanno depositato una dettagliata relazione su cui è basata la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura eaccolta intoto dal Gip Serra Cassano. “Per molti è la fine di un incubocommenta l’avvocato difensore Luca Degani .

“Nella relazione della procura – aggiunge il legale – si evidenzia, ed è l’unico elemento che rende meno amaro questo lungo periodo, l’impegno di molti nell’aver fatto anche oltre i propri compiti.

Il tema però più significativo che la Procura ha evidenziato ed il Gip ha reso proprio, è come le stesse indicazioni e comportamenti che provenivano dalla pubblica autorità hanno inizialmente posto l’attenzione al mondo delle residenze per anziani in secondo piano.

 Questo soprattutto sul tema dello screening con tamponi molecolari o antigenici. Per non parlar della difficoltà di reperimento dei dispositivi e di norme nazionali che ne prevedevano la primaria ed esclusiva destinazione alle strutture ospedaliere”.

Il riferimento del Gip alle mancanze delle autorità, precisa Degani, è da ricondursi “più probabilmente a norme dello Stato”.

Per l’avvocato difensore “il problema è stato non aver capito il fattore di rischio riguardante una popolazione, quella anziana tra gli 80-85 anni con pluripatologie, a maggior rischio di letalità”.