Ageismo? Come il razzismo

258

Spesso gli anziani sono esclusi dalle cure migliori.

Ageismo, una parola relativamente nuova e sicuramente non bella, oggi usata per descrivere una forma di pregiudizio ai danni di un individuo in ragione della sua età. E’ un atteggiamento razzista contro i vecchi, ovvero una intollerabile discriminazione in ragione dell’età. E’ una forma di disprezzo verso il “diverso” fra le ultime nate ma che ha preso rapidamente piede, prima in ambito lavorativo e oggi anche in quello sanitario.

Fermiamoci all’ambito della salute. In Italia oggi 4 anziani su 10 sono esclusi per l’età dalle cure migliori, con un rischio di mortalità quattro volte più alto. Il 40 per cento è tagliato fuori dalle terapie più avanzate e appropriate e dai protocolli sperimentali senza valide ragioni mediche ma solo per motivi di età.

Ed è per questo che c’è un diffuso allarme tra i geriatri.

Il “quotidianosanità.it” in un dettagliato racconto di questo brutale fenomeno parla di “ageismo strisciante, divenuto ormai di rilevanza globale”.  E aggiunge che “secondo uno studio condotto su oltre 80 mila persone in 57 Paesi, un individuo su due ha pregiudizi basati sull’età che influenzano anche uno dei settori chiave della vita degli anziani, cioè la sanità, riducendo l’accessibilità alle cure a all’appropriatezza dei trattamenti”.

Per cercare di contrastare questo fenomeno è stato messo a punto il primo manifesto mondiale contro l’ageismo sanitario. L’hanno chiamato chiamato “La carta di Firenze”, imperniata di 12 norme per ridurre questo triste fenomeno almeno nel settore sanitario e per sfatare l’errata convinzione che una persona anziana non tragga significativi benefici dalle terapie. Una corretta prescrizione si rivela invece efficace e fornisce un contributo fondamentale per allungare la vita, migliorarne la qualità e ridurre eventi letali.

Ecco, in sintesi, i 12 punti della “Carta di Firenze” per bandire l’ageismo nell’assistenza sanitaria: 1) promuovere l’educazione per sconfiggere la falsa convinzione che la terza età sia un inevitabile periodo di declino; 2) il tema dell’invecchiamento deve diventare parte integrante per periodo formativo del personale; 3) il sistema sanitario deve dare priorità alla medicina preventiva in ogni fascia di età; 4) personalizzazione delle terapie, servono terapie su misura finalizzate a raggiungere obiettivi realistici; 5) condivisione del percorso di cura; 6) no alle discriminazioni, la scelta della terapia non va fatta in base all’età anagrafica, per non escludere pazienti anziani da trattamenti di prevenzione; 7) trial clinici più inclusivi, senza escludere l’anziano dalle sperimentazioni cliniche; 8) assistenza più integrata; 9) priorità al pronto soccorso, con anziani trattati e dimessi il più rapidamente possibile; 10) ospedali age-frilendly, con ambienti “amici” degli anziani; 11) accessibilità alle cure per le persone anziane con assistenza garantita per la salute orale, gli occhi, l’udito a altri servizi solitamente forniti al di fuori del sistema sanitario pubblico; 12) tecnologia a misura di anziano.

L’ageismo influisce negativamente sulle condizioni psico-fisiche dell’anziano e sulla durata della vita e si riflette negativamente anche sulla percezione dell’invecchiamento da parte della stessa persona anziana.

Anche l’anziano , tuttavia, non deve avere un atteggiamento denigratorio e rassegnato in relazione al proprio invecchiamento. A questo comportamento è associato un rischio maggiore del 40 per cent di problemi cardiaci e del 30 per cento di ictus.