“Spiazziamo” con Lidia un pomeriggio di poesie

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Il festoso incontro proposto dal Pensionato Piaggi

“Saluti e baci da Piazza Mazzini”. Anche il Pensionato Piaggi ha voluto salutare l’estate, assieme alla Cooperativa “ll sestante onlus”, partecipando a un pomeriggio tra “sdraio, musica, chiacchiere in lingua e la tombola di quartiere”.

Un pomeriggio-sera particolarmente intenso, organizzato nell’ambio del progetto “Spiazziamo”, promosso dal Comune di Padova, in collaborazione con il Settore Servizi Sociali, Cooperativa Il Sestante, Associazione Xena e Cooperativa Equality.

Il “Piaggi” ha aperto il festoso appuntamento riproponendo l’incontro con Lidia Marotto e le sue poesie, raccolte nella mostra “Il viaggio di un geranio rosso alla finestra”.

Lidia Marotto, già segretaria all’ospedale civile di Padova, oggi è ospite al Centro Servizi “Beato Pellegrino”. Da una ventina d’anni ama scrivere poesie.

Ha già pubblicato due raccolte e ha annunciato che si appresta a mettere insieme composizioni per un terzo libro di poesie.

Intervistata dal giornalista Valentino Pesci, ha raccontato la sua passione per la poesia e non solo. Ama, infatti, coltivare bonsai, occuparsi di arredamento e, quando le gambe lo permettevano, salire sui Colli Euganei in bici.

Lidia Marotto si dice orgogliosamente toscana. E’ nata a Poppi in provincia di Arezzo. E’ arrivata a Padova alla fine della guerra.

Il suo primo libro di poesie, pubblicato nel 2001, contiene 43 composizioni. Ha per titolo “ascoltando gli alberi”, perché lei ama ascoltare i suoni delle foglie mosse dal vento.

Poco dopo ha pubblicato “La via, poesie”: una raccolta di haiku, composizioni brevi dalla metrica rigorosa. Ha ricevuto anche i complimenti di Mario Rigoni Stern, l’autore del celebre libro “Il sergente nella neve”.

Il suo animale preferito è la tartaruga, perché si muove piano e discretamente. Proprio come lei. Nelle sue poesie, esposte in una lunga teoria tra il verde antistante la sede amministrativa di AltaVita-Ira, Lidia Marotto dà l’impressione di comprendere la natura meglio di uno scienziato.

Vive nell’orto dei semplici, ma ha una ricchezza interiore straordinaria. La sua poesia è una fabbrica di immagini, che lei vede in un modo tutto suo.

Per lei un sasso e un fiore sono uguali, solo che quest’ultimo ha avuto il coraggio di aprirsi, l’altro ha preferito rimanere chiuso in se stesso.

Alla fine è stata salutata da un lungo applauso. Merito degli operatori (educatori e psicologi) di AltaVita-Ira (non nuovi a valorizzare le doti artistiche degli ospiti) l’aver fatto riscoprire questa genuina voce poetica, facendola finalmente uscire dall’isolamento.

La tartaruga-Lidia ha potuto mettere fuori la sua testina per farsi conoscere, anche se lei preferisce restare nel suo guscio.

Il pomeriggio in piazza Mazzini l’ha resa raggiante, proprio come quando- ricorda- “camminava a piedi nudi sull’erba”.