L’esempio di Piero

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AltaVita-Ira ha ricordato il dottor Realdon, il medico col sorriso

Quanto sono potenti le parole, soprattutto quelle che passano attraverso il cuore! Hanno la forza di riportarci accanto una persona scomparsa, la fanno rivivere, risvegliano ricordi, rinsaldano affetti, accrescono il rimpianto e rafforzano la volontà di non scordarla mai. “Un uomo non muore mai se c’è qualcuno che lo ricorda” scriveva Ugo Foscolo. Deve essere proprio così.

Una meritoria iniziativa di AltaVita-Ira, che si è svolta  al C.S. “Giusto Antonio Bolis” di Selvazzano Dentro, ha fatto rivivere la luminosa figura del medico padovano Piero Realdon, scomparso il 3 settembre scorso, all’età di 64 anni. L’ha riportato fra i suoi colleghi, i suoi amici, i suoi famigliari, fra numerosi amministratori locali, fra quanti hanno conosciuto questa straordinaria figura di medico, già direttore della Funzione Territoriale e del Distretto Terme-Colli Euganei dell’Azienda Sanitaria Locale n. 6.

Accanto al presidente Stefano Bellon, al Consiglio di Amministrazione e al direttore generale di AltaVita-Ira, Sandra Nicoletto, si sono ritrovati sindaci, l’assessora del Comune di Padova, Cristina Piva, Domenico Crisarà, presidente dell’Ordine Provinciale dei medici padovani, Maria Chiara Corti, direttore dei servizi sociosanitari e Paolo Fortuna direttore generale dell’Ulss 6.

Presenti anche figlio e la moglie del medico scomparso.

Occasione dell’incontro un piccolo gesto dal grande significato: la dedica della Sala Polivalente della RSA “Giusto Antonio Bolis” a Piero Realdon.

E’ qui che è stato aperto lo scrigno dei ricordi, è qui che la forza delle parole ha fermato il tempo con le lancette dell’orologio che sono state riportate nei giorni antecedenti il 3 settembre.

Ha aperto l’incontro Stefano Bellon: “Inutile dirvi quanto il dispiacere sia ancora profondo. Mi spiace di aver perso un amico, soprattutto. Ci conoscevamo da tantissimi anni e abbiamo costruito una forte amicizia e una collaborazione professionale intensa, soprattutto negli ultimi anni quando le nostre attività ci hanno visto protagonisti insieme. La parola che mi lega a Piero è soprattutto una, l’amicizia. Mai un problema, solo soluzioni, mai una domanda seguita da un’altra domanda, sempre una risposta pronta, efficace, sicura. Piero era un approdo sicuro. Mai un tempo lungo, sempre una soluzione fattibile, ma tutto era determinato dalla sua grande professionalità, dalle sue pronte intuizioni. Un amico così non posso dimenticarlo. Conservo ancora i suoi messaggi sulla memoria del mio cellulare. Il suo ricordo per me è un dono”.

Moreno Giacomazzi, sindaco di Santa Giustina in Colle, presidente della Consulta dei sindaci dei 102 Comuni padovani, ha ricordato la “stima meritata” di cui era circondato Piero Realdon, un medico sempre in prima linea, che ha lasciato un segno indelebile per la qualità del suo agire.

“Di Piero potrei parlare per ore” ha esordito Domenico Crisarà nel suo intervento. “Non era solo un medico – ha aggiunto – ma un medico a tutto tondo. Era sempre disponibile in ogni momento. C’era per tutti. Chiunque di noi avesse un problema sapeva di poter contare su Piero. Era la prima persona che ci veniva in mente quando c’era un caso da risolvere.  Piero merita di essere ricordato perché ha interpretato ai massimi livelli la mission del medico che non è solo quella di curare il malato ma di entrare nel suo animo, capirlo, conoscere anche il suo stato sociale, le sue attese, aspirazioni, i suoi bisogni, la sua solitudine. Piero è riuscito in tutto questo. Un altro aspetto di lui che non potrò mai scordare è la forza che aveva nel conservare la sua serenità, che si potrebbe definire quasi giocosa, davanti ai problemi anche i più complessi. Infondeva serenità e dava risposte. L’augurio è che tutti noi restiamo degni di onorarne la memoria con il nostro agire”.

Per Sabrina Doni, sindaco di Rubano, “Piero Realdon è stato un esempio di grande professionalità, un medico umano, sempre presente, dalla porta sempre aperta. Non è mai salito su un piedistallo, sapeva entrare nel cuore delle persone. Ci ha lasciato un’impronta importante ma anche un grande vuoto. Ricordandone l’esempio non può che farci bene”.

Valentino Turetta, sindaco di Teolo, ha affermato che “Piero Realdon è una di quelle persone che ci accorgiamo essere insostituibile quando vengono a mancare. La sua è una presenza che deve restare scolpita nel tempo e al figlio dico di essere fiero di suo papà, che è stato un grande esempio per tutti noi, amministratori e cittadini”.

Anche per l’assessora di Padova, Cristina Piva, “Realdon è stato un esempio”; ne ha ricordato il “continuo impegno nella sanità padovana, specialmente nel periodo più duro del Covid” e la serenità che sapeva trasmettere in chi lo avvicinava.

Toccante il ricordo di colei che è stata il suo “capo” all’Ulss, Maria Chiara Corti: “Stiamo vivendo un grande vuoto.  Piero aveva una grande capacità di relazionarsi, una grande capacità innata in tutte le esperienze che ha maturato, una grande capacità di costruire relazioni umane. Era un generoso. Donava ogni sua energia soprattutto verso i giovani cui sapeva riservare forti motivazioni. Aveva una grande umiltà. Sapeva leggere le cose anche le più complesse: non ho mai avuto la necessità di dirgli ciò che doveva fare. Lui mi precedeva.  Un giorno gli dissi che meritava un posto di maggiori responsabilità. Sapete cosa rispose? E no, Chiara io così ho già raggiunto il massimo della mia incompetenza. Era un grande nel riconoscere i limiti che non aveva. Aveva una modestia fortissima ma mai l’ha esibita. Il suo esempio sono convinta ci aiuterà a colmare il grande vuoto che ha lasciato”.

Paolo Fortuna ha ricordato d’averlo conosciuto nel 2019 e di averne fatto un amico prezioso e un collaboratore insostituibile, dalle due caratteristiche: la semplicità con cui affrontava la complessità e quel suo entrare in punta di piedi quando ti dava e ci dava una mano. “Ci ha trasmesso – ha aggiunto – il meglio di sé in ogni situazione ed è giusto che il suo ricordo venga mantenuto da tutti, perché per tutti è stato un esempio di vita. La sua memoria ci dà la forza di andare avanti”.

Nei piccoli capannelli che si sono succeduti, prima dello scoprimento della targa posta all’ingresso della Sala Polivalente, ad opera di Marina Manna, del CdA di AltaVita-Ira, si sono succeduti altri ricordi del dottore che conosceva più la parola “dovere” che la parola “diritto”. Un collega di Realdon ha sottolineato che “quando incontri una persona così, devi ringraziare la vita che ti ha fatto questo regalo”.

Un’iniziativa come quella di AltaVita, è stato sottolineato, vuole essere un piccolo-grande argine al pericolo dello sbriciolamento della memoria di una figura che merita di vivere per sempre tra la comunità che ha servito con tanta passione, amore, professionalità.

Sulla targa poche parole che vogliono dire tanto: “Al dottor Piero Realdon con gratitudine”.