Sanità malata, cause e rimedi

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E’ davanti agli occhi di tutti la crisi del Servizio Sanitario Nazionale Italiano: strutture ospedaliere che chiudono, carenza di personale e di posti letto, turni massacranti.

Rispetto agli anni Duemila oggi mancano all’appello 50 mila figure sanitarie.

Perché accade tutto questo? Quali le cause? Ci sono delle specifiche responsabilità? E le soluzioni?

Italian Medical News lo ha chiesto al dottor Carlo Palermo, segretario nazionale dell’Anaao Assomed. Ecco le sue risposte.

CAUSE. “Le cause vengono da lontano. Bisogna risalire al periodo della ‘spending review’ che ha determinato un rallentamento rispetto a quelle che erano le necessità dei flussi economici rispetto ad un settore così importante come quello sanitario.

La riduzione di questi flussi economici ha causato dei fatti, negativi, concreti.

Innanzitutto il blocco del turnover che ha causato circa 50.000 figure sanitarie in meno nel giro di 10 anni, precisamente tra il 2009 e il 2019.

A questi numeri spaventosi aggiungiamo quelli dei posti letto: circa 85.000 posti letti in meno a partire dall’inizio del nuovo secolo.

Si è verificata una destrutturazione, lenta, ma progressiva e inesorabile, della capacità di offerta dei servizi del sistema sanitario nazionale.

Questo è il dato di partenza. C’è stato poi un grossolano errore nei processi di programmazione della formazione post-laurea.

C’è bisogno di incrementare in modo consistente i contratti di formazione specialistica post-laurea portandoli da 6.000 a 18.000, e su questo pare che con l’arrivo del ministro della Salute Speranza si stia muovendo qualcosa.

Un altro elemento fondamentale del fenomeno della crisi sanitaria sono gli eccessivi carichi di lavoro: non c’è una sostituzione adeguata dei medici e degli infermieri che spesso sono costretti a sostenere turni e carichi di lavoro infernali.

Per esempio, la crisi dei Pronto Soccorso, che si può dire sia lo specchio della crisi del SSN, è prevalentemente legata al fatto che i medici, gli infermieri ecc. sono costretti a svolgere 7-8 turni di servizio, notturno o festivo, praticamente ogni mese.

Per far comprendere la gravità del problema dal 2019 si sono verificati oltre 8.000 licenziamenti: numeri spaventosi.

Aggiungiamo anche i pensionamenti che provocano circa 4.000 uscite l’anno e il dado è tratto. Parliamo di 7.000 uscite l’anno tra pensionamenti e licenziamenti.

In generale di questo passo si avrà una progressiva riduzione organica. Come già detto prima c’è bisogno di una programmazione corretta ed efficace dei neo-specialisti per iniziare a risolvere il problema”.

POSSIBILI SOLUZIONI. “Per creare qualcosa di sostenibile c’è bisogno di scelte politiche. Scelte politiche che devono essere indirizzare ad un finanziamento del sistema, soprattutto dopo la pandemia, la quale ha dimostrato l’importanza di avere un sistema adeguatamente organizzato, capace di dare risposte a maxi-emergenze.

Questo è quindi il primo dato: ci vuole un flusso economico costante. Oggi abbiamo poi il PNRR che intende rafforzare la capacità di risposta di un territorio.

È certamente qualcosa che va assunto come elemento positivo. Nonostante questo c’è comunque ancora un importante elemento che manca: la cura del personale.

Il personale significa spesa corrente, mentre il PNRR è spesa in conto capitale su investimenti perlopiù relativi ad infrastrutture.

Mancano quindi riferimenti al capitale umano, al personale. Gli stipendi bassi determinano l’uscita di mille medici ogni anno, formati in Italia, che vanno a lavorare all’estero.

In un contesto del genere, alcune cose dovrebbero essere messe in campo, specie dalle Regioni. È ad esempio assurdo il fatto che non vengano applicati i contratti.

In aggiunta ci sono leggi dello Stato che non vengono applicate; leggi che permetterebbero di mettere a disposizione risorse accessorie alle Regioni per andare a incrementare quelle indennità di disagio, che se adeguatamente aumentate, potrebbero rendere più normali lavori difficili.

Dunque sarebbe fondamentale remunerare questi lavori, che definirei ‘disagiati’, poiché sono fattori fondamentali della fuga dai Pronto Soccorso e dagli ospedali in generale.

È normale dunque che molti medici, e in generale figure sanitarie italiane, scappino all’estero, dove vanno a guadagnare almeno il doppio di ciò che guadagnano qui in Italia.

La formazione di un medico, laurea e specializzazione, costa globalmente quanto una Ferrari e annualmente noi regaliamo all’estero 1000 medici. E nessuno si scandalizza”.