Le tante vite di Ludmilla

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Nata nel Carso, fornaia a Trieste, negoziante a Padova e oggi all’Ira.

La prima tappa dell’avventurosa esistenza di Ludmilla si svolge nel Carso di più di novant’anni fa. Da quelle parti il nome Ludmilla è piuttosto comune: è di origine slava, composto dalle radici ljud (popolo) e mil (favore, grazia, riconoscenza) e potrebbe tradursi come “amata dal popolo”.

Ludmilla Okretic, classe 1930, oggi è ospite nella Residenza Fiordalisi di AltaVita-Ira: è nata a Castagnavizza , una borgata fra le montagne delle “tre nazioni” (Italia, Austria, Slovenia), punto d’incontro fra le culture latina, germanica e slava, nella conca del Monte Lussari in Comune di Tarvisio.

Di quei posti, “ai confini con il cielo”, conserva ben marcati due ricordi oltre alla sconfinata bellezza dei luoghi: la nonna che scendeva verso valle per vendere polli e uova e una fiammante bici che lei, ragazzina, aveva sempre sognato.

Era un regalo del suo papà. Ludmilla stessa, con i suoi sei fratelli, aveva contribuito a mettere insieme la cifra necessaria all’acquisto, raccogliendo il piombo e il rame delle granate esplose che poi il papà rivendeva. “Un brutto giorno – ricorda Ludmilla- la mia bici fu sequestrata chissà per quali scopi da prepotenti, pieni di invidia”.

Da quelle parti, soprusi e intimidazioni, incendi e attentati, nel periodo a cavallo della seconda guerra mondiale, erano all’ordine del giorno, ad opera di fazioni contrapposte. Tant’è che la famiglia Okretic optò per una sistemazione più sicura. Ludmilla con due suoi fratelli, Milan e Carletto, andò da una zia, sorella del papà, a Trieste. E qui resterà fino al 1957.

Da ragazzina qui si fa donna. Diventa fornaia. A Trieste abita di fronte al poeta Umberto Saba, uno degli intellettuali più importanti della letteratura italiana del ‘900.

Nella città giuliana conoscerà, diventandone amica, anche Giorgio Perlasca, “giusto fra le nazioni” (che poi ritroverà a Padova). Perlasca, infatti, tra il 1949 e il 1956 visse a Trieste lavorando come ispettore per la Liquigas e aderendo al movimento dell’Uomo qualunque. Il 21 luglio 1954 a Trieste nacque il figlio Franco. Nel 1940, sempre nel capoluogo giuliano, Perlasca aveva sposato la triestina Romilda Del Pin, detta Nerina.

A Trieste Ludmilla diventa anche una brava sarta. Confeziona i suoi abiti copiandoli da modelli esposti nei negozi. Qui sboccia anche il grande amore di Ludmilla. Conosce, infatti, il mestrino Mario Longo, gran lavoratore, geniale nello spuntare i prezzi migliori per le merci che tratta e molto agguerrito giocatore di biliardo.

Ma “galeotta” fu la farina. Mario, infatti, era diventato l’abituale fornitore di farina americana Manitoba per il forno dove lavorava Ludmilla. I due si conoscono, si frequentano, si sposano nel 1957 e di lì a poco si trasferiranno a Padova, dove l’anno successivo nasce il loro primogenito, Piergiorgio.

Perché la scelta di Padova? Perché c’è l’occasione giusta: un parente offre loro l’opportunità di subentrare nella conduzione di un negozio di scarpe, in via Zabarella, di fronte a Coin.

Gli inizi sono difficili. C’è un negozio da rimettere in piedi, un figlio appena nato da seguire. Mario e Ludmilla si rimboccano le maniche.

Piergiorgio viene sistemato alla meglio nei giorni lavorativi in uno scatolone accanto alla mamma che serve i clienti in negozio. Mario si conferma un gran lavoratore. Va a rifornirsi di modelli di scarpe in Toscana e sulla Riviera del Brenta.

Arriva una mano anche dalla Provvidenza. Bambini, figli di terremotati, partono dalla Sicilia per le colonie estive in montagna indossando sandaletti. Sono centinaia. Mario fornisce loro calzature adatte. Prodotti di qualità quelli venduti dal negozio di Padova “Fratelli Longo”.

L’attività si amplia, il negozio si ingrandisce, dall’insegna scompare la parola ‘fratelli’. Resta solo il nome “Longo”. Dall’affitto si passa alla proprietà del negozio. Nasce la seconda figlia, Daniela.

Ludmilla ricorda i sacrifici fatti per tanti anni: “Per noi non esistevano domeniche. I giorni di festa erano dedicati alla pulizia del negozio e delle vetrine, con Mario impegnato a sistemare la merce e a far di conto”.

Passa il tempo, Ludmilla e Mario si integrano perfettamente nella città di Padova, hanno una clientela affezionata. Alla conduzione del negozio al trascorrere degli anni sono subentrati i figli e quindi i nipoti.

“Siamo stati circondati- dice Ludmilla scavando nella memoria – da tanti amici buoni”. I periodi delle ferie sono contrassegnati da viaggi in terre lontane: Malindi, India, Nepal … Tanti posti indimenticabili, ma in Russia mai: “Mario – dice Ludmilla – non voleva andarci perché là c’è gente triste e povera”.

I coniugi Longo si sentono accolti da Padova ma … Ma è proprio vero che il primo amore non si scorda mai. Ludmilla quando sente il bisogno di ricaricarsi va nella sua Trieste: “C’è un’aria diversa – sostiene – anche le ‘piere’ pare che siano lì ad attendermi”.  

Non sono mancati i momenti difficili per via di problemi di salute: diagnosi sbagliate in Italia hanno poi trovato i giusti rimedi in Germania, dove “ci sono persone gentili e brave, mentre qui noi abbiamo trovato troppi padreterni”.

Oggi Ludmilla è ospite nella struttura di AltaVita-Ira in via Beato Pellegrino. Fino allo scorso mese di agosto, mese in cui è venuto a mancare, qui era ospite anche suo marito Mario.

Sono passati attraverso l’esperienza di tre badanti in contemporanea. Poi la scelta dell’RSA.

Ludmilla quando ricorda il passato sforna parole come un fiume in piena.

E’ lucidissima, i suoi occhi brillano quando parla dei figli e del marito Mario “un uomo buono, buono, pieno di amore per gli altri”. Sono le gambe che non la reggono compiutamente: “Giravo con il bastone ma- dice – questa carrozzina è più sicura e comoda.

Per la verità ho sempre sofferto il mal di schiena. Nel forno a Trieste sono stata obbligatoriamente sempre in piedi, poi mi è stato suggerito un rimedio al mal di schiena dal momento che i dolci che mangiavo al lavoro durante il giorno non erano ovviamente sufficienti per una crescita adeguata: così giù bistecche di cavallo con un uovo crudo sopra”.