Il catechismo agricolo dei vecchi contadini

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Un libro di ieri intinto di sapienza                 

C’è un libretto, intinto di genuinità e di sapienza in ogni pagina, che merita di essere conosciuto, soprattutto dai nostri anziani – ma fa sicuramente bene anche ai giovani – perché riporta piacevolmente indietro negli anni e trasmette amore per la nostra campagna.

Una pubblicazione che risulta piacevole e simpatica fin dal titolo: “Catechismo agricolo ad uso dei contadini”. Compilato – si legge in copertina- dal parroco D. Gio. Cav. Rizzo, con due appendici su alcuni pregiudizi dei contadini e sulle misure e pesi metrici.

L’abbiamo scoperto casualmente, ma la Proget Edizioni di Albignasego in questi giorni ne ha curato la quarta ristampa.

Un segno evidente che la sua riedizione (la prima è datata 1869), promossa dalla Cooperativa Agricola “El Tamiso” e da Confagricoltura Padova, ha colto nel segno.

Piace per la sua freschezza, per la sua sapienza, per i suoi insegnamenti, perché induce una cascata di “amarcord” soprattutto fra i padovani di ieri.

Le ristampe sono arricchite dall’introduzione dello scrittore Ferdinando Camon (Coltivare la terra senza violentarla) e dalla postfazione dello storico di economia padovana Lino Scalco (Don Giovanni Rizzo, parroco e studioso di agroeconomia nel Veneto dell’Ottocento).

Per chi ama storie e vicende di casa nostra alla fine c’è anche un glossario dei termini agricoli ottocenteschi. Così scopriamo che i “barbastregi” sono i pipistrelli, che il “cào” è il tralcio di vite, che i “cavalieri” sono i bachi da seta, che la “chiusura” è la quantità di terra inferiore ai due ettari, che i “lambruschi” sono rami di due tre anni con gemme molto grosse.

Ogni lettera dell’alfabeto racchiude decini di vocaboli sconosciuti ai più: per “stero” ad esempio si intende una misura equivalente a un metro cubo e che le “zeleghe” sono passeri.

Il “catechismo agricolo” è un vero manuale di lavori, di usi e costumi della campagna, la nostra campagna padovana. Insegna come curare la terra e concimarla, come curare e allevare le bestie, come vivere e comportarsi in famiglia. 

In particolare “il padrone di casa deve avere un libro, e scrivere da una parte tutto quello che spende, da un’altra tutto quello che guadagna”; poi, per il bene della famiglia, è necessario che “la padrona comandi sola all’interno della casa, interessando tutte le altre donne a risparmiare più che è possibile”. Ma deve anche “cucinare bene i cibi e specialmente la polenta, il pane, le paste, le così dette pinze, i fagioli ecc.”.

“Qui – annota il professor Camon nella sua introduzione – la verità la possiede tutta solo uno” e l’interlocutore “la deve apprendere uno spizzico dopo l’altro”. “Il primo è il parroco (di Salboro, ndr) – sottolinea Camon – l’altro è un contadino, o, come diremmo oggi, un coltivatore.

La verità che corre dal parroco al contadino è tutta terrena, nel senso più pieno del termine: riguarda il terreno, il campo, la vigna, il bue, l’aratro, il letame”.

In controcopertina viene proposta una letterina, giunta da Firenze in occasione della prima edizione del 2004, agli amici della Cooperativa “El Tamiso”: “cari Tamisi, vi sono proprio grato per lo straordinario Catechismo agricolo”, che lascia senza fiato per chiarezza, lingua, oggettività. Nane Oca da un libro così ha tanto da imparare … e imparerà”.

Un’altra parte del “Catechismo”, carica di bellezza e saggezza, è quella dedicata ad “alcun pregiudizi dei contadini”. C’è da aver riguardo per i quarti di luna? “No. I ricolti vengono egualmente belli, qualunque sia il quarto di luna, purché i lavori siano fatti a tempo debito e colle regole dovute. Mio nonno faceva così, dicono alcuni, ma questa non è una buona ragione”.

E quelli che credono che un lavoro venga male perché iniziato di venerdì? “Per credere tutto questo bisogna proprio essere ignoranti. Il Signore quando ci ha detto di lavorare sei giorni alla settimana, non ha fatto nessuna differenza fra i giorni”.

E’ giusto credere che il suono delle campane abbia la virtù di cacciare via la grandine? “Meglio star lontano dal campanile durante i temporali” per via dei fulmini. Ma rompere uno specchio porta sfortuna? 

Ci credono solo gli ignorati, queste sono “fiabe belle e buone”. Ma ci sono anche signori che credono in queste cose… “Ci sono ignoranti anche fra i signori. Ma con una differenza.

L’ignoranza dei contadini, sotto qualche aspetto è compatibile, mentre quella dei signori è, sotto tutti gli aspetti, vergognosa e colpevole”.