Covid, chi sono gli eredi

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Trentasette diversi sintomi riscontrati nelle persone colpite.

Mentre si va verso una gestione ordinaria del Covid-19, dopo che l’Oms ha dichiarato la fine dell’emergenza sanitaria, oggi si continua a fare la conta dei danni e con la pesante eredità lasciata dal virus.

Era l’11 marzo 2020 quando c’è stata la dichiarazione di inizio pandemia. Poi tre lunghi anni in cui il virus ha causato, secondo le stime dell’OMS, circa 20 milioni di decessi e numerose altre problematiche sociali.  Ma servirà molto tempo prima che il Covid-19 possa essere considerato solo un lontano ricordo.

Passata l’emergenza oggi si fanno i conti con il cosiddetto “Long Covid” perché il virus ha lasciato sintomi specifici nelle persone che ha colpito. Fra questi ci sarebbero: perdita o cambiamento dell’olfatto e del gusto, vertigini, annebbiamento del cervello, stanchezza, sintomi gastrointestinali, palpitazioni e tosse cronica.

Il dato emerge da nuovo studio condotto da un team dei National Institutes of Health (il NIH è composto da 27 gruppi di ricerca sparsi negli Usa) dal titolo ‘Recover’. I risultati del lavoro sono stati pubblicati sulla rivista ‘Jama’ (The Journal of the American Medical Association). Ne dà notizia anche l’Italian Medical News.

Il gruppo di esperti ha analizzato i risultati di un sondaggio sui sintomi distribuito in 85 ospedali, centri sanitari e organizzazioni. L’analisi ha evidenziato 37 diversi sintomi con le corrispondenti misure di gravità.

Secondo gli autori, inoltre, le reinfezioni, l’infezione con una variante pre-Omicron così come l’assenza di vaccinazione sono tutti fattori associati a una maggiore frequenza e gravità del Long Covid. Non c’è una sindrome specifica ma a fronte di una così forte eterogeneità di sintomi si parla di una sindrome di sindromi.

Ma come si può ridurre il rischio di avere conseguenza importanti di Long Covid? Uno studio clinico dell’Università del Minnesota ha scoperto che la metformina – una sostanza contenuta in un farmaco comune per la cura del diabete 2 – ha ridotto del 42% il rischio che una persona sviluppi il Long Covid. La metformina viene assunta da circa 20 milioni di diabetici di tipo 2 negli Usa.

I ricercatori sono convinti che il farmaco possa ‘spegnere’ la replicazione delle cellule infette nel corpo, riducendo lo stress ossidativo e l’infiammazione.

Ma il miglior antidoto per sfuggire alle conseguenze del Long Covid si è dimostrato il vaccino.

Tra coloro che si sono sottoposti alle vaccinazioni, infatti, le possibili sequele del virus, definite con il noto termine Long Covid, sarebbero decisamente più lievi.

In particolare, sarebbero praticamente identiche a quelle di una comune infezione. È quanto emerge da uno studio condotto a Queensland (Australia) e presentato al Congresso Europeo di Microbiologia Clinica e Malattie Infettive, svoltosi a Copenaghen.