Fumo passivo, i rischi.

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Nuovo studio: grave pericolo soprattutto per le donne.

“Le dispiace se fumo?” “Sì, mi dispiace”. Non è proprio il caso di essere tolleranti a fronte di un pericolo indotto da un egoistico vizio altrui. La gentilezza in questo caso non è una buona ragione per inalare contro la propria volontà i vapori di sostanze cancerogene.

Guai prendere sottogamba il fumo passivo. La probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari e cancro al polmone aumenta,  infatti, rispettivamente del 25-30% e del 20-30% per i non fumatori esposti a casa o sul posto di lavoro a questo tipo di pericoloso inquinante.

C’è un nuovo studio che mette in guardia soprattutto le donne perché l’esposizione al fumo passivo aumenta di circa il 50 per cento il rischio di sviluppare il tumore del collo dell’utero.

L’indagine, riportata dall’Italian Medical News, è opera di ricercatori dell’Istituto per lo Studio, la Prevenzione e la Rete Oncologica di Firenze e dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS di Milano.

“Il gruppo – scrive l’Italian Medical News – ha analizzato congiuntamente 21 ricerche condotte in precedenza sul tema. Ha quindi rilevato che il rischio di lesioni pretumorali (definite Cin o neoplasia intraepiteliale cervicale) di grado moderato o severo è del52% più alta in chi è esposto al fumo passivo. Il rischio di forme di tumore invasive è invece del42% più elevato”.

Lo studio, inoltre, suggerisce che “l’esposizione domestica (compresa quella legata al partner) può svolgere un ruolo importante nello sviluppo di tumore della cervice correlato al fumo passivo. Mentre – scrivono ancora gli esperti – l’esposizione passata (cioè da parte dei genitori o durante l’infanzia) ha un basso impatto nello sviluppo del tumore”.

Il tumore alla cervice uterina è tra i più comuni. Nel 2020 erano stati registrati 604 mila nuovi casi con 342 mila decessi.

L’allarme generato da questo studio dovrebbe indurre la massima attenzione, perché l’esposizione al fumo passivo è molto presente in ambito privato e in alcuni uffici.

Recentemente si è aggiunto un altro importante studio che mette in guardia chi non sa rinunciare al fumo: attenti ai danni che provocate al vostro cuore.

Secondo una ricerca coordinata dall’ Herlev and Gentofte Hospital di Copenhagen, infatti, il fumo provoca danni diretti al cuore e non solo ai vasi sanguigni.

Lo studio ha arruolato 3.874 persone di età compresa tra i 20 e i 99 anni, per un’età media di 56 anni. Il 18,6% di essi erano fumatori, il 40,9% ex fumatori e il 40,5% non aveva mai fumato.

I ricercatori hanno quindi confrontato le misurazioni ecocardiografiche dei fumatori con quelle dei non fumatori riscontrando come i primi avevano cuori ispessiti, più deboli e con difficoltà a pompare il sangue. In sostanza, lo studio ha rilevato che più le persone fumavano, più la loro funzione cardiaca peggiorava

L’Italian Medical News riporta una dichiarazione dell’autrice dello studio, Eva Holt: “È risaputo che il fumo provoca l’ostruzione delle arterie, portando a malattie coronariche

La nostra ricerca mostra che il fumo provoca anche un ispessimento e un indebolimento dei cuori. Questo vuole dire che i fumatori hanno un volume di sangue minore nella camera cardiaca sinistra e meno energia per pomparlo nel resto del corpo. Più fumi, peggiore diventa la tua funzione cardiaca – ha aggiunto laricercatrice

La buona notizia è che smettendo di fumare il cuore può recuperare parte di questo danno. Non è mai troppo tardi per smettere”. 

Ogni anno il fumo uccide 8 milioni di persone. Nonostante questo quasi un italiano su quattro non rinuncia al fumo per un totale del 24,2% della popolazione.

Una percentuale così alta non si vedeva dal 2006. I fumatori e la ‘tendenza’ del fumo in Italia sia tra gli uomini che tra le donne, invertendo il trend registrato tra il 2017-2019 quando il numero delle fumatrici era in costante diminuzione.

La media è di 11,5 sigarette al giorno e la prevalenza di fumatori è più alta al Sud in entrambi i sessi. 

I fumatori in Italia sono 12,4 milionie rappresentano, come si è detto, il 24,2% della popolazione. I non fumatori sono il 60,9% e gli ex fumatori il 14,9%.

La prevalenza più alta di fumatori di sesso maschile si registra nella fascia d’età compresa tra i 25 e i 44 anni, mentre nella fascia d’età 45-64 si registra la prevalenza più alta tra le donne. Oltre i 65 anni troviamo le prevalenze più basse in entrambi i sessi. 

(Fonte Italian Medical News)