Cosa insegna una tragedia

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Formazione e controlli per garantire sicurezza nelle RSA

La tragedia nella Casa di Riposo di Milano, che è costata la vita a sei anziani, rimette sotto la lente di ingrandimento, dopo il periodo nero del Covid, l’assistenza e la sicurezza nelle RSA in Italia. Una tragedia che è stata seguita con smarrimento, ad ogni latitudine, da quanti operano in queste delicatissime strutture e che a lungo costituirà motivo di riflessione e di ulteriore impegno per garantire l’incolumità degli ospiti.

“Quanto accaduto a Milano – affermano i vertici di AltaVita-IRA – è lì a ribadirci con forza la grande responsabilità di cui siamo investiti. Nelle nostre strutture ospitiamo vite tanto fragili quanto preziose. Sono i tesori che tante famiglie ci hanno affidato con fiducia e noi siamo chiamati a tutelarli mettendo in campo tutto l’impegno possibile. Dobbiamo lavorare ancora di più per avere personale preparato, locali adeguati, tecnologie sempre più efficienti, per far sì che le nostre strutture siano non solo luoghi di cura ma luoghi di vita, per garantire una vita dignitosa e sicura agli ospiti. Stiamo impegnati ancor più anche per far fronte al dramma della carenza di personale ma senza abbassare la guardia: qualità del servizio, terapia senza dolore e sicurezza restano le nostre priorità. E obiettivi irrinunciabili…”.

In difesa del servizio reso dalle RSA, tornate bersaglio di detrattori dopo i fatti di Milano, è sceso in campo anche il professor Marco Trabucchi, presidente della Società Italiana di Psicogeriatria.

«Partecipo anch’io – ha dichiarato – allo sgomento che si sta diffondendo tra gli operatori delle RSA in tutta Italia: chi lavora con serietà e attenzione non deve sentirsi responsabile ma trarre da questa tragedia l’impegno per un continuo miglioramento nelle modalità di cura e assistenza degli anziani fragili ricoverati in una struttura. Qui migliaia di italiani hanno trovato chi lenisce con dedizione la loro sofferenza».

Trabucchi è consapevole che una tragedia come quella milanese porrebbe suscitare sensi di colpe e angosce nelle famiglie che hanno loro cari in RSA: “conoscendo molto bene questi ambienti – afferma il professore -mi sento di assicurare che oggi la grandissima maggioranza degli ospiti delle RSA sono trattati in maniera seria, rispettosa e competente; non ci sono negligenze né atteggiamenti superficiali. Sono testimone del fatto che gli operatori, specie gli operatori sociosanitari, vivono in simbiosi con gli ospiti, si sentono legatissimi, sviluppano rapporti di affetto”.

A fronte delle critiche, più o meno immotivate, riversate sulle RSA, questa la replica di Trabucchi: “posso dire che in particolare nelle regioni del Nord la qualità dell’assistenza è molto elevata. In tutto il mondo esistono grandi strutture come quella milanese perché oltre una certa soglia diventa ingestibile per una famiglia la situazione clinica e assistenziale del proprio caro. L’assistenza domiciliare è ancora insufficiente per le esigenze di una persona spesso bisognosa di tutto: ci auguriamo che si sviluppi, specie con i fondi del Pnrr che ha previsto 2,7 miliardi di spesa, ma non si può prescindere dalle RSA, le sole che possono garantire una cura dell’anziano a tutto campo. Semmai alcune strutture più grandi devono organizzarsi in modo più efficiente, per nuclei di ospiti con servizi condivisi, e con una presenza più continuativa di medici e infermieri. Anche per questo occorrono fondi adeguati”.

E per quel che riguarda i controlli?  “Credo – risponde Trabucchi – che occorra insistere sul sistema dei controlli, che funziona anche come incentivo e riconoscimento per le strutture con gli standard più elevati, mentre scoraggia qualunque scorciatoia. Non basta verificare le carte. Conosco molte cooperative che gestiscono le strutture, e ho osservato come sono cresciute nella formazione permanente dei loro operatori, nell’organizzazione, nella qualità dei servizi”. Ok i controlli, ma gli operatori sono all’altezza? “In media – afferma – sono degli operatori eccellenti. Vedo capacità tecnica, competenza e generosità. Vorrei in particolare esprimere un giudizio assolutamente positivo sugli operatori sociosanitari. Oggi mancano molti infermieri, di conseguenza andrà progressivamente accresciuta la qualità degli operatori sociosanitari. La ricchezza delle RSA sono i loro operatori, la loro adeguatezza ai compiti, la loro umanità. E i soldi per la formazione sono i meglio spesi. La tragedia di Milano non deve far mettere in discussione un sistema che ho visto crescere in qualità e competenza. Si facciano più controlli”. E siano meticolosi.