Attenti a Eris

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Torna a preoccupare il Covid con la nuova variante

Riecco il Covid, che torna a destare preoccupazione con una nuova variante. Le hanno dato il nome della dea della discordia, Eris, figlia della Notte, la figura mitologica dispensatrice di dolore e disperazione, che lanciando una mela d’oro, destinata alla più bella figura femminile, ha anche innescato la guerra di Troia.

Oggi circa il 50% dei casi di contagi Covid in Italia sono dovuti a Eris, il cui nome scientifico è EG.5. Si tratta di una mutazione di Omicron, individuata a inizio anno, indicata come variante di interesse dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) in agosto e diventata poi la forma dominante di Covid in molti Paesi, con numeri in veloce crescita anche in Italia.

La sintomatologia è variabile, si può andare dalla forma dai pochi segnali ad una accentuata con febbre alta. C’è chi torna a perdere l’olfatto e il gusto, cosa che non accadeva più con le varianti precedenti. E in alcuni casi può impegnare le vie respiratorie.

 “Si può avere una febbre alta, per due o tre giorni. Una situazione che somiglia molto all’influenza con qualche dolore in più in alcuni soggetti. E quindi come tale va trattata” ha spiegato Matteo Bassetti, direttore del reparto Malattie Infettive dell’ospedale policlinico San Martino di Genova. 

La nuova variante è stata analizzata da un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Insubria, coordinato dal professor Fabio Angeli. Lo studio è stato pubblicato dalla rivista “European Journal of Internal Medicine”.

In particolare è stata evidenziata una mutazione che sembra conferire a Eris una maggiore capacità di evadere le difese del sistema immunitario. Inoltre, è stato dimostrato che questa nuova mutazione consente a EG.5 di mantenere le stesse caratteristiche funzionali e di trasmissione delle precedenti varianti di Omicron che hanno determinato la situazione pandemica negli ultimi tempi.

I sintomi più comuni sono: oltre alla febbre alta, il mal di gola, tosse secca, naso che cola, mal di testa, senso di affaticamento, starnuti, dolori muscolari e articolari. Nel 50 per cento dei casi Eris può causare perdita di olfatto e gusto.

Va curata facendo ricorso ai cosiddetti farmaci sintomatici, come paracetanolo, ibuprofene, ketoprofene e aspirina. Non con l’utilizzo di antibiotici.

Per i soggetti fragili o anziani, il consiglio del professor Bassetti è quello di utilizzare, entro 5 giorni, degli antivirali che si sono dimostrati efficaci contro Eris.

Ma la prima indicazione dei medici e dei virologi è ovviamente quella di procedere con le vaccinazioni sia contro il Covid che contro l’influenza per i soggetti fragili.

Per capire se si tratta di Covid o di una semplice influenza è necessario fare il tampone che non va eseguito subito ma due o tre giorni dopo la comparsa del primo malessere.

Purtroppo, la maggiore resistenza agli anticorpi e la inalterata capacità trasmissiva rispetto alle precedenti e temute varianti Omicron, fanno affievolire le speranze che le nuove mutazioni, Eris inclusa, possano diventare nel tempo meno diffusive.