Tra Covid 19 e demenza c’è uno stretto legame

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Lancia l’allarme la Federazione Alzheimer Italia

Esiste una stretta connessione fra il Covid 19 e la demenza. Quello che era solo un sospetto ora è stato accertato: gli ultimi importanti studi hanno messo in evidenza che l’impatto neurologico da coronavirus sul nostro cervello può aumentare la possibilità che una persona possa sviluppare una demenza. In alternativa, può accelerare i sintomi e peggiorare le condizioni della malattia in chi già evidenzia questa patologia.

I risultati della ricerca sono stati presentati nel corso dell’edizione 2021 dell’Alzheimer Association International Conference.

Lo riporta l’Italian Medical Research: “Un dato, questo, – sottolinea – che ha portato la Federazione Alzheimer Italia ad appoggiare la richiesta dell’Alzheimer’s Disease International (ADI) e cioè dare priorità assoluta ai finanziamenti per studiare il legame che esiste tra queste due parti. Il Comitato Consultivo Medico e Scientifico (MSAP) di ADI, composto da 75 esperti provenienti da tutto il mondo, ha già istituito un gruppo di lavoro. Serve agire con velocità per capire che impatto può avere il virus a lungo termine”.

La richiesta parte proprio nel mese di settembre, non un periodo casuale. Questo– afferma in una nota l’Italian  Medical Research – è il X° Mese mondiale Alzheimer che ha i riflettori puntati sulla conoscenza della demenza attraverso la campagna #KnowDementia #KnowAlzheimers. L’obiettivo resta quello di prendere spunto dalle nuove ricerche per capire come arrivare a una diagnosi precoce. Inoltre serve individuare una corretta informazione che possa dare i segnali premonitori e i sintomi della malattia. In fondo si parla di una patologia che, secondo gli studi degli esperti, avrà uno sviluppo esponenziale nel mondo. Attualmente ci sono 55 milioni di persone che ne soffrono. La cifra, purtroppo, è destinata a salita ai 78 milioni entro il 2030 e 139 milioni entro il 2050, secondo i dati diffusi dall’OMS”.

“Nel breve periodo – prosegue la nota –  i dati potrebbero subire una diminuzione ma questo calo è solo legato al numero di decessi registrati nel periodo pandemico”.

Commenta Gabriella Salvini Porro all’agenzia AGI, presidente Federazione Alzheimer Italia: “Quando è scoppiata l’emergenza sanitaria noi di Federazione Alzheimer Italia abbiamo lanciato l’allarme sulla necessità di tutelare i diritti dei cittadini più fragili, tra cui le persone con demenza: i recenti studi sull’impatto che il Covid-19 ha avuto e avrà sulla malattia ci confermano che è ancora necessario tenere alta l’attenzione. Auspichiamo che il Mese mondiale sia l’occasione per puntare i riflettori sulla demenza. Condividiamo l’appello di ADI affinché le Istituzioni investano risorse su questa ricerca ma anche sull’assistenza. Le persone con demenza e le loro famiglie non possono essere lasciate sole. È solo unendo le forze che possono raggiungere risultati importanti”.

Attenzione puntata, quindi, agli effetti del long Covid, vale a dire il perdurare di quei sintomi neurologici che tanto preoccupano medici e ricercatori. Sono: perdita del gusto e dell’olfatto, problemi cognitivi e difficoltà di concentrazione; problemi di memoria, pensiero e linguaggio. Un danno cerebrale che è conseguenza diretta dell’infiammazione che deriva dal contatto col virus.