Come un cavallo di razza

446

Le poesie di Loris Manfredo, così semplici, così spontanee

“Io mi sento un cavallo di razza/ in questa vita pazza/ che ho preso con filosofia/ tralasciando la nostalgia”.

Si descrive così, con questa piccola cascata di parole in rima baciata, Loris Manfredo, padovano, oggi settantenne, da alcuni mesi ospite della Residenza Mimose del Centro Servizi “Beato Pellegrino”.

Classe 1952, nato in zona San Carlo, terzo di tre fratelli, ha vissuto a lungo nel quartiere Mortise. Il padre e lo zio avevano una bancarella in Piazza delle Erbe, ma lui, Loris, ha preso tutt’altra strada, diventando agente-rappresentante di giocattoli. E così è diventato un “giraVeneto”, innamorandosi via via di tutte le città della regione che percorreva per lavoro, da Venezia a Rovigo, da Chioggia, che frequentava anche da bambino, a Caorle, alla stessa Padova.

Dieci anni fa dentro di lui è “esplosa” una passione improvvisa: ha cominciato a comporre poesie. Ma non le metteva su carta, le conservava nella sua mente, forse per pudore, forse per riservatezza.

Un giorno, però, si è confidato con una sua nipote, figlia di suo fratello, svelandole la sua passione per la poesia. Alla giovane le composizioni dello zio sono piaciute. Le ha trascritte, ne ha messo insieme una decina e le ha pubblicate su Facebook.

Questa sua passione da allora non si è mai esaurita. E’ stata riscoperta dal Servizio educativo-animativo del C.S. “Beato Pellegrino” di AltaVita-Ira che l’ha assecondata, sostenuta e incoraggiata, “perché – confermano le educatrici– scrivere poesie, così come disegnare, lo rende contento e fa affiorare la parte più vera della sua anima”.

Sì, anche disegnare con colori a tempera e con la matita. Il soggetto preferito è il cavallo, l’animale che più ammira perché simbolo di libertà e che mal sopporta le costrizioni. Così come lui, “cavallo di razza”.

Anche le sue poesie, come i disegni, hanno un soggetto che ritorna sempre: l’amore.

L’amore per l’ambiente, per vento e nubi, per le città che ha amato, per le donne, per le cose belle della vita.

Loris Manfredo ha l’aspetto di un “omone”, un’imponenza che tende ad ingannare. E’ tutt’altro che rude e scostante: il suo parlare trasmette emozione, passione, coinvolgimento, fierezza.

Fierezza arrivata al punto di non leggere, ma di ascoltare racconti e storie per non farsi influenzare da opinioni altrui o dal sentito dire, dal “vox populi”.

Loris Manfredo ama l’ultima fila alle manifestazioni, ama non apparire, ama anche la solitudine. Una solitudine cercata, non imposta, come l’intendeva Arthur Schopenhauer: “i grandi spiriti sono come le aquile, costruiscono i loro nidi a grandi altezze, nella solitudine”.

Il suo è un innato desiderio di staccarsi in certi momenti dagli altri per conoscere meglio se stesso. E’ in quei momenti che nasce l’ispirazione. E’ lì che nascono i testi delle sue poesie. Tanto semplici, immediati, spontanei.

Come nella poesia:

 “Abito”: “Vestito di bianco, vestito di nero, / sono un uomo sincero, / che vive la vita con una gioia infinita, / cantando canzoni/ che fanno le stagioni dell’anima”. Come osservando le nubi: “Il colore delle nubi è come/ i pensieri a volte chiari, / a volte prigionieri, / del presente di ogni giorno, / del passato senza ritorno. / Del passato che non c’è più, / del presente che ci sei tu, /amore racchiuso nel mio corpo/ disseppellito e poi risorto. / Fino al mio ultimo respiro/ fa che l’amor non mi prenda in giro”.  O pensando a una compagna: “Vorrei averti qui con me/ per dividere con te/ questi miei momenti felici, / per perdermi nei tuoi occhi, / per accarezzare le tue radici. / Presenza divina, frutto maturo/ di questo tempo che ci appartiene”.

Loris abbozza le sue poesie su foglietti arrotolati che poi finiscono in fondo alle sue tasche. Raccolte e riscritte dalle educatrici oggi sono diverse decine. Per valorizzarle e allontanare il pericolo di disperderle è nata l’idea di una mostra. Senza pompa magna, proprio come vuole Loris. Per conservare le visioni, i ricordi, gli stati d’animo, cementati da semplicità e spontaneità, di un “cavallo di razza”.

Poesia di Loris Manfredo

“L’ AMANTE

Ho scoperto di avere un’amante

che non mi chiede niente

e non mi fa troppe domande,

si lascia guardare senza arrossire

e mi fa godere fino a farmi morire,

che non mi scaccia dopo una cert’ora

si chiama Venezia ed è una bella signora.”

Loris M.

AltaVita-I.R.A.

Centro Servizi Beato Pellegrino

Residenza Mimose