Com’è lento il recupero di chi è stato ricoverato per Covid

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Pillole di saggezza del professor Marco Trabucchi

Pubblichiamo un intervento del professor Marco Trabucchi, diffusa in occasione della quinta edizione dell’Alzheimer Fest in programma a Cesenatico.

Lancet del 4 settembre delinea uno scenario per la professione medica del futuro, partendo da una dichiarazione del Royal College of Physicians del 2005: “Integrità, compassione, altruismo, miglioramento continuo, eccellenza, lavori di gruppo”.

La rivista sostiene che queste caratteristiche si devono fondere con il farsi carico del diritto alla salute, dell’equità, della giustizia sociale, delle diversità e dell’inclusione; solo così si potrà raggiungere un alto livello di professionalità clinica, accompagnato da una migliore qualità della vita dei medici e conseguentemente dei loro pazienti.

Non vogliamo inserirci nel dibattito italiano sulla vaccinazione e sul green pass. Dopo gli interventi molto chiari del Presidente della Repubblica e del Papa ogni persona civile dovrebbe aver capito che la responsabilità civile e morale non permette alternative. Preferisco quindi riferirmi ad alcune situazioni nei paesi stranieri, incominciando dagli USA.

Il titolo del NYT del 5 settembre “Covid Deaths Surge Across a Weary America as a Once-Hopeful Summer End” mi ha fatto pensare molto: una “stanca” America al termine di un’estate iniziata con grandi speranze! È davvero la fine di speranze, che avevamo condiviso anche noi, sulla possibilità di una conclusione definitiva della pandemia entro breve tempo?

Il cambiamento di programmi da parte della Nuova Zelanda che si era illusa di superare indenne la crisi è significativo; anche l’atteggiamento della Cina sembra indicare l’adattamento di molti Paesi alla logica di una pandemia che si concluderà grazie a fattori diversi e non definiti, come è avvenuto altre volte nella storia. A meno che, come alcuni prevedono, il rischio di infezione resti latente, per cui saranno necessarie vaccinazioni periodiche.

 A questo proposito, la terza vaccinazione per il Covid-19 sembra prevedere una strada lunga, sulla quale ci stiamo incamminando; le indicazioni ufficiali di iniziare dai cittadini immunodepressi e dai molto vecchi, compresi gli ospiti delle RSA, sembra una modalità per rendere accettabile una decisione destinata a far pensare.

Un editoriale del British Medical Journal del 2 settembre fa addirittura balenare l’ipotesi che “alle persone immunocompromesse verrà somministrata un’altra dose dopo un certo intervallo dalla loro terza dose”. Intanto però ci accontenteremmo che si superasse la soglia dell’80% dei cittadini anziani vaccinati.

A questo proposito, in una recente intervista Anthony Fauci ha detto che gli Stati Uniti sono ancora molto in ritardo a causa di resistenza da parte di larghe fasce di cittadini. In questi giorni nel paese sono state registrate 160.000 infezioni al giorno, mentre le nostre sono attorno a 5.000.

La qualità della vita dei cittadini colpiti dal Covid-19 a un anno dalla dimissione dall’ospedale è stata analizzata in uno studio pubblicato su Lancet del 28 agosto, condotto su una popolazione di 1276 persone dimesse a Wuhan.

I dati indicano un buon recupero fisico e funzionale, con il ritorno al lavoro. Però si è osservata, in un gruppo rilevante di cittadini, una notevole lentezza nel riottenere una condizione di salute come prima del ricovero.

Tra le curiosità, però con aspetti negativi, della pandemia, va registrata la diffusione del trattamento del Covid-19 con un farmaco per gli animali, privo della dimostrazione di qualsiasi efficacia.

Nonostante i continui allarmi delle autorità sanitarie sulla pericolosità dell’ivermectina, che è preparata in confezioni ad alta concentrazione, adeguate ad animali di grande stazza, nel solo Mississippi si sono verificati oltre 5000 casi in un solo giorno, con gravi conseguenze, che possono arrivare all’ospedalizzazione e alla morte.

È davvero difficile capire il meccanismo mentale per cui tante persone diffidenti verso la medicina ufficiale poi si lascino convincere da messaggi falsi a seguire strade che inducono realmente danni alla salute. O forse, nel subconscio, si segue un’indicazione “folle e pericolosa” proprio perché è sconsigliata dalla medicina, scienza che sarebbe inaffidabile e corrotta… mentre l’ivermectina costa poco!

Però, prima di lanciare critiche verso certi atteggiamenti, dobbiamo analizzare con prudenza e serietà se certi comportamenti di noi attori della medicina non abbiano giocato un ruolo pesante nel determinare i sospetti, e quindi i rifiuti, dei nostri concittadini.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha predisposto un documento su: “Global status report on the public health response to dementia”. Purtroppo, ancora una volta si deve constatare la genericità di questi testi, che non offrono prospettive concrete, oltre alle solite affermazioni di principio. Purtroppo, la genericità e la vuotezza sono malattie altamente contagiose in ambiti politici!

Per questo AIP ha scelto di occuparsi di piccole cose, fattibili con le energie umane ed economiche disponibili; le visioni hegeliane, che sembrano sistemare il mondo, sono caratteristiche delle burocrazie e il prodromo per l’incapacità di organizzare il benché minimo intervento concreto a favore delle persone anziane.

Il Ministro dell’Economia e della Finanza ha decretato il giorno 6 agosto la suddivisone delle risorse finanziarie previste per l’attuazione degli interventi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e l’assegnazione alle singole amministrazioni titolari degli interventi. Tra le varie voci non figura alcun finanziamento per il sistema delle RSA.

Una mancanza che giudichiamo grave, un segno di irresponsabilità verso le esigenze di assistenza di molte persone anziane fragili. A questo punto vi è solo la possibilità che queste strutture trovino al loro interno le energie necessarie per proseguire sulla strada del rinnovamento. Io però impedirò di parlare nei nostri convegni a qualsiasi politico che vorrà dare consigli su come assistere al meglio gli anziani fragili!

Resta la possibilità che nella costruzione di progetti per l’assistenza domiciliare qualche persona seria pensi di collegarla con le RSA, con il loro possibile ruolo di centro di appoggio per ottenere servizi adeguati, garantiti dall’esperienza del sistema e dalla presenza di operatori capaci.

Mi permetto di concludere con una battuta scherzosa, e rispettosa verso uno dei componenti più credibili di questo governo: Ministro Franco si ricordi che a Trichiana vi è una casa di riposo (chiamata, come si usa in Veneto, Centro Servizi) che lavora bene…

                                                          Marco Trabucchi

                                       Presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria