Oggi è giorno d’allenamento del mio cervello

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E’ inevitabile invecchiare?

Un dissacrante Maurice Chevalier, attore e cantante francese nonché celebre interprete di musical, diceva che “la vecchiaia non è poi così male, se considerate le alternative”.

Un altro francese, Jules Renard, stavolta scrittore, aggiungeva: “La vecchiaia arriva all’improvviso, come neve. Una mattina, al risveglio, ci si accorge che è tutto bianco”.

Ma è inevitabile invecchiare? O restare giovani si può? A queste domande lasciamo rispondere a tema a un terzo francese, Olivier de Laudoucette, un addetto ai lavori stavolta, psichiatra e gerontologo.

Afferma che restare giovani è una questione di testa e che vivere bene l’invecchiamento è una questione mentale. Gli fa da sponda un altro luminare della geriatria, Marco Trabucchi, che dice: “Invecchiare non è una malattia e ciascuno è costruttore della propria fortuna, perché invecchiare con salute è una continua conquista che richiede spesso moltissimo impegno”.

Prendersi cura del proprio cervello nell’imboccare (meglio, anche prima) il viale della terza o quarta età, quindi, è una garanzia di buon invecchiamento.

Tale condizione mette d’accordo tutti gli studiosi. E’ uno dei quattro pilastri del “palazzo della longevità”, che riveste la stessa importanza di quello della corretta alimentazione, di un’equilibrata attività fisica, del mantenimento delle relazioni sociali.

Non se ne abbiano a male gli altri tre “pilastri”, comunque indispensabili per un futuro non troppo condizionato dal peso degli anni, se consideriamo più importante la cura del cervello. Il perché è presto detto: la testa se la cava piuttosto bene nel compensare le limitazioni fisiche che inevitabilmente si affacciano ad una certa età.

Un signore che credeva fermamente nella teoria della “mens sana” era Albert Einstein, ricordato dalla stampa di tutto il mondo in questi giorni, per due ricorrenze che hanno riguardato il grande fisico, padre della relatività: la data del suo compleanno, il 14 marzo, e il centesimo anniversario del conferimento del Nobel, nel 1921, per le sue ricerche del 1905 sulla spiegazione dell’effetto fotoelettrico. “Lo studio e il buon umore- diceva – sono la miglior previdenza per la vecchiaia”.

Ma, lo si deve volere, perché, aggiungeva “dove c’è la volontà, c’è un modo per farcela”. E spronava così anche se stesso, dal momento che – sono sue parole – ultimamente non “ho combinato granché”, “perché il cervello con l’età rallenta”.

Forse, la sua, fu solo un’impressione perché l’Einstein maturo, pur conducendo una vita schiva e ritirata, rimase un geniale – sono parole sue- “vecchio elefante”.

Un’altra “testa” che continua a impressionare e sedurre è quella di Papa Francesco.

A 84 anni il pontefice, in un’intervista apparsa sulla Stampa di Torino, in occasione dell’ottavo anniversario della sua elezione al soglio di Pietro (13 marzo 2013), disegna il futuro del mondo da lui auspicato, dove ecologia e solidarietà fanno da pilastri.

L’enciclopedia con le biografie delle grandi personalità, che hanno dato nei fatti la dimostrazione che la creatività non fa a pugni con la longevità, è ricca di nomi.  Ne scegliamo alcuni, fra i più noti.

Galileo, a 74 anni, scriveva l’opera che getta ancora luce sulla moderna ricerca: Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze.

Beniamino Franklin ha realizzato, anche lui, a 74 anni gli occhiali bifocali. Nato nel 1706, intorno al 1780 commissionò a degli ottici la realizzazione di questo nuovo tipo di lenti che potesse agevolare la visione nitida sia da lontano che da vicino.

Che dire, poi, di Giuseppe Verdi? Classe 1813, scrisse il Falstaff sulla soglia degli 80 anni (l’ultima opera del grande compositore fu rappresentata nel 1893) infondendogli scherzosa freschezza.

Un Michelangelo ottantottenne lo troviamo ancora attivo attorno ad una delle sue opere più belle ed emblematiche, l’ultima, la Pietà Rondanini.

Tiziano a 86 anni era ancora nel pieno della sua potenza creativa, Monet altrettanto.

Un altro grande genio creativo fu Thomas Edison che vicino agli 80 anni cominciò a studiare una materia completamente nuova per lui: la botanica. Dimostrando una memoria agguerritissima, classificò la bellezza di diciassettemila piante.

Tra i grandi vecchi non possiamo non ricordare Pierre Simon de Laplace che a 79 anni scriveva un’altra delle sue magistrali opere sulla meccanica celeste.

Infine, fra i personaggi che hanno smentito l’anagrafe dall’alto della loro veneranda età, va collocato di diritto Alexandre Gustave Eiffel, ingegnere e imprenditore francese. Specialista in strutture metalliche, divenne famoso per la costruzione della Torre Eiffel in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi del 1889. A 80 anni, al vertice del successo, si comprò una delle prime auto uscite dalle fabbriche parigine e scorrazzò a lungo per le vie della capitale francese. Ai figli, Valentine, Claire, Laure, Edouard e Albert che lo rimproveravano, replicava “si è giovani una volta sola nella vita”.

Il segreto di tanta vitalità? Nutrire il cervello, essere curiosi sempre. Il cervello è come un muscolo che ha bisogno del medesimo allenamento.

E’ la curiosità che salva dall’invecchiamento cerebrale. Che esercizi fare? Ce ne sono tantissimi. Fondamentale è la lettura, poi la scrittura, il calcolo mentale rapido, concentrazione e meditazione, le conversazioni, lo studio, l’ascolto della musica, ma anche le soluzioni di schemi di parole crociate, del sudoku, dei “trova le differenze”, i giochi da tavolo, la ricerca davanti al dubbio, amare più le novità delle abitudini.

Bastano pochi minuti al giorno perché la mente riprenda la voglia di crescere. I traguardi raggiunti dai “grandi vecchi” ci siano di stimolo. Gente come noi ma che ha saputo dribblare le incrostazioni portate dagli anni. Smentendo i tanti che avrebbero voluto confinarli in una soffitta.

Valentino Pesci