“Mi vedo ancora sola ai piedi di quel lettino”

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AltaVita - anziani e solitudine

Interviste raccolte dalla psicologa e psicoterapeuta Chiara Bigolaro e presentate al convegno “La città e le sue solitudini”

Signora L. come si è trovata in ospedale dove era stata ricoverata?

“L’ospedale è stato un trauma per me. Proprio un trauma. Quello mi ha segnato proprio. Io mi vedo ancora seduta ai piedi di quel lettino, sola … Tremendo. Proprio mi ha segnato, proprio… Niente, … ero sola”.

Cosa ricorda di quei momenti?

“C’era un finestrone grande che non so, fuori non vedevo palazzi case niente … Avevo vicino una finestrella così per gli operatori, che loro vedevano noi, ma noi, io, non vedevo loro”.

Poi lei, signora L., è venuta qui alla residenza le Mimose…

“Sola, sola pure alle Mimose”.

Quello stare sola alle Mimose è stato un po’ più facile, signora L.?

“Be’, meglio! Allora mi facevo mettere la poltrona vicino alla finestra, a tiro della Madonnina. Dicevo: Madonnina pensaci Tu. Alla Madonnina, ma è stato mooolto, cioè non c’è paragone fra questo, noooo. Ero sola, sola lo stesso, ma era diverso, pure se ero sola … che poi dottoressa, mi vogliono bene veramente…. Ma mooolto meglio!”

Signora L., facciamo il gioco dei colori. Pensiamo a tutti i colori. Quale colore le viene in mente se pensa alla solitudine dell’ospedale, di quei sette giorni?

“Niente, il buio fitto, il buio”.

Se pensa, invece, alla solitudine alle Mimose cosa le viene in mente?

“Là va già meglio. Non so. Anche un bianco, cioè andava meglio. Ma lì all’ospedale proprio un buio fitto, io dicevo io da qui non esco più”.

E lei, signor P. si è sentito solo?

“Beh, qualche volta sì. Ma siccome ero sempre in contatto con i miei figli… perché attraverso il telefono…”.

Quindi è stato d’aiuto avere il telefono?

“Eh sì, ero sempre in contatto con i miei figli, due o tre volte al giorno, anche quattro. E allora è come se fossi a casa. In poche parole non soffrivo…”.

Un po’ solo qualche volta…

“No, no… A dire la verità pensavo sempre ai miei. Pensavo sempre ai miei e così non ero mai solo”.

Quindi anche se era isolato non si sentiva solo….

“No, no, non mi sentivo solo perché pensavo ai miei, alla vita passata con gli amici con questo o con quell’altro. I pensieri scappavano in qualche modo, io la solitudine non l’ho vista. Non l’ho conosciuta, perché la solitudine io…. Sì sentivo che ogni tanto mi mancava qualcosa, però pensando ai miei la superavo, ecco…”