Mancano gli infermieri situazione insostenibile.

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Nel Veneto ne servono 4 mila, gli atenei hanno previsto meno di 1.500 posti

SOS infermieri. Il grido d’allarme lanciato da anni, e a più riprese, dalle RSA di gran parte dell’Italia rimane inascoltato. Le università che dovrebbero garantirne annualmente un numero sufficiente per far fronte all’emergenza non mutano di una virgola il loro atteggiamento.

I corsi per infermieri, a numero chiuso, continuano ad accogliere un numero di iscritti nettamente inferiore alle necessità e così, di anno in anno, la situazione peggiora.

Questa “indifferenza” degli atenei finisce per danneggiare tutta la filiera della sanità, rendendo impossibile l’attuazione del PNRR, molto complesso il lavoro negli ospedali, e assai accidentata l’assistenza nelle RSA.

Tanto più che i pochi infermieri disponibili in queste strutture finiscono per essere attratti altrove dal momento che vengono loro garantiti stipendi migliori. In assenza di un contratto nazionale unico di categoria, anche questo è un corto circuito che rischia di far saltare tutto.

I numeri sono allarmanti.

Fermiamoci al nostro Veneto: le università della Regione hanno messo a disposizione 1.494 posti. Secondo la Regione Veneto ne servono invece 4064.  E’ previsto, se va bene, il 64 per cento in meno dei posti necessari. Perché se va bene? Perché gli infermieri che arrivano alla fine dei corsi sono il 75 per cento degli iscritti.

Si dirà che sono pochi i ragazzi e le ragazze che vogliono fare gli infermieri e le infermiere. No, non è così.

Le domande di iscrizione al primo anno sono state 27.952. Il 38 per cento degli aspiranti infermieri ha visto respinto la richiesta.

Le Regioni avevano richiesto complessivamente 23.498 posti nei corsi universitari. Gli atenei si sono fermati a 17.394. Il 26 per cento in meno del fabbisogno individuato dalle Regioni.

Un numero che non riesce a supplire nemmeno al numero dei pensionamenti previsto in 18 mila unità.

Rispetto al 2020 sono aumentate del 13,6% le domande, ma solo dell’8,6% i posti. Quella di infermiere è l’unica fra le professioni sanitarie che ha avuto un aumento nel 2021/22 rispetto al 2020/21 del rapporto tra domande e posti: così è diventato ancora più difficile essere ammessi.

Nelle università (pubbliche e private) di Milano, ad esempio, solo il 53% dei candidati ha trovato posto al primo anno del corso di laurea per infermiere nell’anno accademico 2021/22. A Novara e Perugia, invece, i posti per infermieri sono più delle domande.

A diffondere questi dati è Angelo Mastrillo, Segretario aggiunto della Conferenza Nazionale Corsi di Laurea Professioni Sanitarie, e
e Docente dell’Università di Bologna in Organizzazione delle professioni sanitarie, che già al Congresso Uneba Veneto 2020 ha presentato dati sulla carenza di infermieri in Italia con i dati degli ultimi 20 anni che mostrano costantemente meno posti per infermieri nelle Università di quanto necessario. Con le conseguenze, aggravate dalla pandemia, che molte RSA ben conoscono.

Il problema è di un’urgenza assoluta. Meno infermieri significa meno assistenza. Le persone più fragili, soprattutto, non meritano tutto questo.

Le rigidità di università e associazioni di categoria (hanno impugnato la delibera della Regione Veneto che vuole formare nuove figure per far fronte alla carenza di infermieri) finiscono per ferire gli anziani non autosufficienti e chi li ha in custodia, che vorrebbe garantire loro una “vita buona”. Ma in queste condizioni è sempre più difficile.