La Croce Rossa premia Leda Forza, una sorella speciale

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Leda Forza premiata dalla Croce Rossa - AltaVita IRA

La consegna di un importante riconoscimento a Leda Forza ospite del Piaggi

Segni particolari: una grande dolcezza e un’umiltà che solo le persone più intelligenti hanno. Queste le due caratteristiche più salienti in una ipotetica nuova carta d’identità di Leda Forza, classe 1922. Da quindici anni è ospite del Pensionato Piaggi di piazza Mazzini a Padova, dove sta godendo un meritato riposo dopo aver percorso l’Italia, e non solo, in lungo e in largo, da Palermo a Milano.

Oggi ha 98 anni ben portati, un corpo esile e una voce che esce sussurrata, come se non volesse recare disturbo a chi l’ascolta. E’ nata a Mira il 24 luglio, dove ha conseguito il diploma magistrale. Da privatista, ha studiato due anni da ragioniera poi si è fermata. Ma della ragioniera oggi conserva tutti i pregi e le peculiarità: è di una precisione impressionante, annota tutto nel timore che i ricordi possano evaporare con l’età.

E di ricordi ne ha tanti, divisi fra le sue due “famiglie”, la Croce Rossa e il Pensionato Piaggi.

A 30 anni ha iniziato il suo viaggio nella Croce Rossa partendo da Padova dove ha conseguito il diploma di infermiera volontaria. Tutto è partito dall’alluvione del Polesine. Lei, da volontaria, aveva portato il suo contributo al centro di smistamento degli aiuti di Padova. Qui c’è stato il colpo di fulmine per la Cri. Poi, passo dopo passo, è partita la sua carriera professionale.

Nel 1955 Leda consegue il certificato di specializzazione che le consente di lavorare in una camera operatoria neurochirurgica.  Dal 1955 al 1957 la troviamo a Roma, dove alla scuola della Croce Rossa, presieduta da Susanna Agnelli, diventa infermiera professionale. A Verona, chiamata dal professor Giuseppe Dalle Ore inizia la sua attività nelle sale operatorie: nel reparto di Neurochirurgia dell’ospedale civile, appena inaugurato, presta servizio durante gli interventi come ferrista ma segue anche il settore degli elettroencefalogrammi e la segreteria. Qui resta due anni soltanto ma lascia il segno del suo passaggio: il primario Dalle Ore quando scriverà la storia della nascita del reparto di Neurochirurgia si rammenterà della sua infermiera, preziosa e professionale, e la ricorderà con stima nel suo libro. Leda, con il professore e sua moglie, infatti, contribuisce a formare il gruppo di lavoro del reparto. Oggi mostra con orgoglio la foto che la ritrae, nel suo vestito bianco ove campeggia una croce rossa, mentre estrae i ferri chirurgici da una apposita cassetta.

Nel 1960 torna a Roma alla scuola Agnelli ove consegue il certificato di abilitazione alle funzioni direttive nell’ambito della Cri. Gli incarichi di responsabile arrivano subito a settembre dello stesso anno. Il primo incarico è a Palermo all’ospedale Villa Sofia Witaker. Qui resterà sei anni. Dapprima è capogruppo delle infermiere professionali, poi direttrice della scuola infermieri generici e coordinatrice dei servizi del personale salariato dell’ospedale.

Gli ultimi anni di attività professionale (dal 1966 al 1979, anno del pensionamento) li svolge a Milano: insegna alla scuola degli infermieri professionali della Cri, dal 1968 al 1972 è dirigente del poliambulatorio, l’anno successivo è amministratrice della stessa scuola; trasferita alla scuola assistenti sanitari, ne diviene vicedirettrice e poi direttrice.

A Leda Forza insegnamento e burocrazia non bastano: nel 1968 torna a Palermo in occasione del terremoto del Belice; nel 1970 vince una borsa di studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e si trasferisce in Francia e in Belgio. Nel 1976 trascorre un mese a Seveso, dove è esploso il caso diossina: con le sue allieve conduce una indagine epidemiologica nella zona B; nel 1977 con i compensi ricevuti per l’espletamento dell’indagine porta le sue allieve una settimana a Digione in Francia per conoscere le ultime tecniche e strutture nella lotta all’inquinamento. Là vengono ricevute dal sindaco, come ricorda un ritaglio di giornale che Leda esibisce con orgoglio.

In ogni luogo della sua attività “sorella Leda” lascia i segni del suo amore per la professione. “Da Palermo – ricorda – ogni anno a Natale e a Pasqua mi giungono ancora gli auguri. Un giorno mi ha chiamato un professore e mi ha chiesto se ho avuto paura durante il terremoto. Una signora, guarita da una malattia che ho curato personalmente, mi ha dedicato una poesia che conservo ancora”. Parole dolcissime, scritte col cuore.

Il suo sguardo si illumina quando scavando nella memoria si ritrova in sala operatoria accanto a neurochirurghi che hanno fatto la storia della medicina: “Ero in sala operatoria quando è stato operato un anziano di Parkinson. E’ entrato su una carrozzina. Dopo un breve periodo di tempo è salito in bicicletta. Un ricordo incancellabile.  Lo stesso professore Dalle Ore aveva gli occhi lucidi”.

Ora, a 98 anni, sta per arrivare a Leda Forza un riconoscimento inaspettato: un premio per la sua lunga attività professionale da parte della Croce Rossa nazionale. “Ma chi se lo aspettava un dono così – si chiede-  alla mia età e dopo tanti anni? Quando ho saputo la notizia sono rimasta come stordita. Un premio a me alla soglie dei 100 anni? Mi sembra di sognare”.

Dove metterà diploma e medaglia che riceverà il 21 ottobre? “Io tengo in camera una scatola con le medaglie ricevute negli anni, medaglie ricordo soprattutto da parte delle mie allieve. E’ quasi piena. Se me ne arriveranno ancora vuole dire che dovrà prendere un’altra scatola”.

Quindici anni al Piaggi e anche qui li trascorre da protagonista. E’ stata rappresentante del pensionato negli incontri con la direzione. “Siamo riusciti – ricorda – a migliorare di molto il vitto. Dico la verità, qui, però, sono sempre stata bene. Il personale è delizioso. Mi coccolano. In caso contrario me ne sarei andata altrove”.

Ma qual è il segreto per essere una brava infermiera? “Onestà e professionalità”. E che cosa ha inculcato soprattutto belle sue allieve? “Amore per il prossimo”. E ai giovani di oggi cosa consiglia?  “Non ho consigli speciali da elargire, mi sento solo di dire ragazzi lavorate con impegno e rispetto, sempre”.