Cambiare sì, ma come? Così il futuro delle RSA nel nuovo libro di Marco Trabucchi

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una lunga vita buona

Il Professor Marco Trabucchi affronta le condizioni che permettano “Una lunga vita buona”

Rinnovare: è la parola d’ordine che investe il futuro delle case di riposo. Il dopo Covid lo pretende. Ma bisogna trovare nuove strade che ne permettano in rinnovamento.

Come? “Non vogliamo seguire strade imprudenti – afferma Marco Trabucchi nel suo nuovo libro dal titolo ‘Una lunga vita buona. Il futuro delle RSA in una società che invecchia’– ma riconosciamo senza incertezze che non è possibile restare fermi”.

Intanto, a chi ci si rivolge e con quale obiettivo?  “L’obiettivo – sostiene Trabucchi –  è quello di garantire ai vecchi fragili, che per varie ragioni non possono vivere nella propria casa, un luogo di vita dignitoso, libero, dove le potenzialità, le piccole potenzialità di ogni ospite sono rispettate e, talvolta, anche rinforzate.

E dove le limitazioni imposte dalla salute precaria vengono controllate”.

Tenendo ben presente il valore del tempo di chi vive in una struttura per anziani. “Il tempo – osserva il professore di Neuropsichiatria – può distruggere il residuo di vita concesso dalla natura, ma talvolta può agire anche in senso positivo, arricchendo giorni, mesi, anni.

Perché si realizzi quest’ultima alternativa è importante mostrare che c’è una luce in fondo al tunnel, una luce che illumina il futuro, fatto di senso e di stimoli per esercitare ciascuno, anche da molto vecchio, le personali potenzialità di resilienza”.

L’atteggiamento giusto è quello di “vivere la crisi” senza subirla. Costruire il nuovo senza timori.

Marco Trabucchi suggerisce di puntare a realizzare “un mondo di umanità prudente, rispettosa, attenta a coniugare le proprie speranze con quelle di chi viene assistito.

L’umanità ha il proprio luogo privilegiato di incontro nella speranza condivisa. Nulla però è facile, nulla può essere affrontato con superficialità”.

Non c’è spazio per l’approssimazione e le professionalità marginali. Quindi- raccomanda il geriatra Trabucchi – in ogni residenza per anziani sarò richiesta l’eccellenza delle professioni e l’intelligenza degli operatori”.

Il futuro pretende tempo, coraggio, prudenza, mostrando orgoglio per il lavoro di tutti i giorni.

In concreto, Trabucchi come vede le RSA nel dopo Covid? “Non dovranno essere luoghi chiusi, ma ambiti dove l’ospite vive una vita che ha senso, accompagnata da cure adeguate, ma soprattutto dalla possibilità di guardare fuori dalle mura e di essere guardato dal di fuori”.

Si potrebbe così sognare – aggiunge – che, invece di rappresentare un luogo marginale rispetto al resto delle dinamiche collettive, le residenze per gli anziani divengano un esempio di società aperta. Né ghetti, né lazzaretti, ma centri dove si coltiva il benessere e la libertà con gli strumenti più adeguati”.

Purché, come asseriva il teologo Romano Guardini “anche la comunità accetti la vecchiaia, le conceda lealmente e benevolmente il diritto alla vita che le spetta … perché la vecchiaia è essa stessa  vita, di particolare tipo e valore”.

Tutti oggi concordano sul fatto che bisogna continuare sulla strada del miglioramento della vita nelle residenze.

“La crisi – scrive il professor Trabucchi – ha aumentato le occasioni di dialettica; inoltre, qualcuno ha stimolato il dibattito con importanti interventi a favore dei vecchi che dovrebbero restare nelle loro case. Mai, forse, come in questi mesi il dibattito è stato così vivace, mettendo i problemi delle persone di età avanzata al centro delle preoccupazioni, ma anche delle attenzioni della nostra comunità.

Un segnale formidabile, perché dove si incontrano pareri diversi sul piano pratico, ma posizioni condivise sul piano delle idee, allora possono nascere nuovi impegni e nuove speranze e, soprattutto, nuove realizzazioni”.

Questo il parere di un medico e di uno studioso da sempre attento alle problematiche della terza età. Purtroppo in questo periodo abbiamo letto di tutto: pseudo opinionisti, poveri improvvisatori populisti, hanno lanciato fango sulle RSA, con ignobili e infondati attacchi, senza un briciolo di conoscenza della realtà.

Migliorare si può, sempre e ovunque. Il confronto obbliga le parti alla lealtà e alla serietà, lasciando i pregiudizi fuori dalla porta. C’è la radicata convinzione che si possono conciliare la libertà e la dignità dell’anziano con l’esigenza di cure cliniche adeguate e con una organizzazione della sua giornata, evitando situazioni di abbandono e di trascuratezza.

Nella certezza che le RSA, se adeguatamente supportate, potrebbero ancor più rappresentare un luogo adeguato per rispondere ai bisogni di individui psicologicamente e fisicamente fragili.

L’aumento delle aspettative di vita – ne è convinto il professor Trabucchi – la forte diffusione della solitudine fra le persone di età avanzata e la presenza di molte patologie associate richiedono una risposta organizzata da parte delle RSA, con un servizio in grado di rispondere alle tante problematiche della terza età.

“Fondamentali – raccomanda Marco Trabucchi nel suo interessante ultimo libro – al fine di creare condizioni che permettano Una lunga vita buona anche in situazioni difficili, sono i rapporti con (e tra) i familiari e il personale che opera nelle strutture”.