In vent’anni il numero di infermieri è diminuito di centomila unità

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Nuovo appello: le Università devono aumentare gli iscritti ai corsi

In 20 anni il numero degli infermieri è calato di 100 mila 113 unità.

Nel 2001 avevamo 410.075 infermieri, oggi ne restano 309.962.

Questi numeri che annunciano un futuro drammatico nel settore dell’assistenza, in particolare nelle case di riposo per anziani, sono stati portati all’attenzione dei ministri Maria Cristina Messa (Università), Roberto Speranza (Salute) e Daniele Franco (Economia) con una lettera del presidente dell’Uneba, Franco Massi, a nome del mondo non profit sociosanitario italiano.

Una sola richiesta, chiara, pressante, non più rinviabile:
le Università italiane devono formare più infermieri, altrimenti anziani e persone fragili rischiano di trovarsi senza l’assistenza cui hanno bisogno e diritto.

Sono i numeri a pretenderlo. La realtà è drammatica.

Gli appelli cadono nel vuoto, tant’è che anche per l’anno accademico 2021/22, i posti garantititi dagli atenei sono il 26% in meno del fabbisogno.

C’è un problema strutturale pluridecennale. Molte case di riposo sono in emergenza assoluta: rischiano di dover chiudere interi reparti per assenza di infermieri, con conseguenti gravi difficoltà per anziani non autosufficienti o parzialmente autosufficienti.

Secondo Fnopi (la Federazione Nazionale degli Ordini Professionali degli Infermieri), nel 2021 mancano in Italia 33.094 infermieri contando le sole strutture territoriali.

L’Italia è 27esima in Europa in infermieri per abitante.

Le università non hanno mai neppure offerto un numero di posti pari al turnover annuale (18.000 professionisti).

Nell’anno accademico 2021/22, sono 23.498 i posti di primo anno di corso di laurea per infermieri richiesti da Regioni e Ordine degli infermieri, ma solo 17.394 i posti nelle Università.

Eppure i giovani che aspirano al lavoro da infermieri non mancano.

Solo nell’ultimo triennio, 26935 domande di iscrizione al corso di laurea in infermeria sono state respinte per mancanza di posti nelle università.

Per l’anno accademico 2021/22, respinte il 38% delle richieste.

Un maggior numero di infermieri laureati attenuerà, nel medio e lungo termine, l’emergenza. Ma serve anche uno sguardo all’immediato presente e alle persone fragili di adesso, con le necessità di cura e assistenza accresciute dalla pandemia.

Avanti di questo passo, c’è anche il rischio di far saltare tutto il piano dell’assistenza previsto dal PNRR.

Attivare le Case della Comunità previste richiederebbe, dal momento dell’avvio a pieno regime nel 2027, 10.091 infermieri in più.

Altri saranno necessari negli ospedali di comunità e per lavorare come infermieri di famiglia, strutture e figure cui il PNRR dà priorità.

Dove trovarli se gli atenei continuano a fare orecchie da mercante?

Se non vengono ripensati i numeri dei corsi di laurea per infermieri, i piani dei Governo in tema si assistenza sono sulla buona strada per diventare inutile carta straccia.