Come un uragano il Covid lascia devastazioni dopo il suo passaggio

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Lunga la lista degli stati debilitanti, ma un rimedio c’è: il vaccino

Così come una tromba d’aria, o un uragano, anche il Covid può lasciare il segno dopo il suo devastante passaggio.

L’elenco dei guasti indotti è lungo. Una persona ne può patire le conseguenze, sotto molti aspetti, anche per parecchie settimane dopo la negativizzazione, e cioè dopo la guarigione e la conseguente eliminazione del virus dall’organismo.

Fatica a respirare, debolezza, tosse, dolori al torace, tachicardia, disturbi dell’equilibrio, nausea e anche febbre.

E’ lunga la lista di stati debilitanti con cui deve combattere il 60% chi ha avuto il Covid a distanza di due mesi dalle dimissioni. A dirlo è uno studio condotto dalla Pneumologia e Terapia Intensiva Respiratoria del Policlinico S. Orsola di Bologna.

La situazione migliora col tempo, ma la percentuale di chi, dopo sei mesi, ha ancora sintomi resta alta: il 40%.

Nella settimanale Newsletter dell’AIP (Associazione Italiana di Psicogeriatria, 18 febbraio 2022), il professor Marco Trabucchi, cita tre articoli recenti sulle conseguenze a lungo termine – Long Covid – dell’infezione.

La prima riguarda Nature Medicine di gennaio, che riporta le conseguenze sul sistema cardiovascolare, correlate con la gravità della malattia.

La seconda, pubblicata su JAMA del 24 gennaio, riporta i dati di uno studio danese a lungo temine dopo il ricovero in terapia intensiva.

Ad un anno, i problemi fisici più frequenti sono la sensazione di debolezza generale (40%), dolori articolari (25%), debolezza muscolare (25%), mialgia (20%).

A questi si aggiungono sintomi cognitivi per oltre il 15%. Annals of Neurology (primo numero dell’anno) descrive un coinvolgimento multisistemico tra le sequele post acute del Covid-19 (disregolazione cerebrovascolare, neuropatia periferica e disautonomia, disregolazione respiratoria e infiammazione cronica).

I sintomi del Long Covid sono piuttosto vari ed eterogenei e non è ancora chiaro se siano causati direttamente dal virus o se siano provocati dallo stress o dal trauma dell’infezione.

Uno studio pubblicato su Lancet EClinMedicine ha elencato oltre 200 sintomi attribuibili a questa condizione. Sono in molti a presentare sintomi per oltre sei mesi dalla fine della fase acuta della malattia o dalla negativizzazione del tampone.

Il sintomo più diffuso è la stanchezza, seguita dalla perdita del gusto e dell’olfatto.

Quasi un 65enne su tre, dopo il Covid, ha sviluppato nuove condizioni che possono riguardare organi come il cuore, i reni e i polmoni.

Va precisato che il Long Covid è una patologia tutta da scoprire, da studiare. Alcuni elementi sono emersi dallo studio effettuato a Zurigo. Da questi è emerso che il livello basso di anticorpi è strettamente legato a questa sindrome. Ed è diverso rispetto a pazienti che sono guariti più rapidamente e senza grandi complicazioni.

Secondo gli elementi raccolti in Gran Bretagna dall’Office for National Statistics il vaccino potrebbe ridurre il rischio di Long covid. I dati, relativi a oltre 6.000 adulti, sottolineano che le persone vaccinate con 2 dosi hanno il 41% di probabilità in meno di sviluppare sintomi.

Questo a 12 settimane dal primo tampone positivo. Il 9,5% di chi ha ricevuto la doppia dose, nell’ambito del monitoraggio, ha sviluppato il Long Covid, manifestando sintomi che sono durati per oltre 4 settimane.

Secondo una ricerca della Penn State College of Medicine, pubblicata su Jama Network Open, oltre il 50% di coloro che hanno sviluppato l’infezione Covid-19 svilupperà il Long Covid.

Una metanalisi pubblicata da Nature suggerisce addirittura che fino all’80% delle persone che hanno contratto Covid-19 presenta uno o più sintomi a distanza di molti mesi.

Diverse anche le conseguenze sulla salute mentale. I pazienti affetti da Long Covid –sottolineano gli esperti -sviluppano forme di ansia e depressione molto specifiche, poiché non si spiegano il motivo del persistere del loro malessere.

Quando un paziente con Long Covid arriva dall’analista, quello che si riscontra – stando a quanto riferito dagli specialisti – è forte preoccupazione, senso di precarietà dell’esistenza, mancanza di capacità di fare progetti e molta paura di non poter portare a termine i piani già intrapresi o non riuscire a farne di nuovi.

Tutto ciò si accompagna naturalmente a delle forme depressive persistenti e anche a sviluppare un’ansia che naturalmente aggrava i problemi legati al sonno.

Oggi purtroppo non esistono terapie specifiche per curare i disturbi legati al Long Covid. Si è costretti a convivere con i sintomi fino alla loro regressione.

Le terapie possono prevedere: esercizi di riabilitazione fisica; diete alimentari per riprendere peso o massa muscolare.

Anche per il Long Covid, prevenire è meglio che curare. È soprattutto per questo che va assolutamente fatta la vaccinazione: evitare la malattia significa prevenire il Long Covid e tutto quello che ne consegue.