Covid, rischi in crescita dopo ogni reinfezione

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“Negli ultimi mesi c’è stata un’illusione di invincibilità tra le persone che hanno avuto il Covid, o tra chi ha avuto vaccinazioni e richiami, e soprattutto tra le persone che hanno avuto l’infezione e fatto anche il vaccino.

La super immunità purtroppo non esiste”. Il monito arriva da una nuova ricerca: anche se i sintomi delle reinfezioni da Covid sembrano essere più lievi.

Il nuovo studio pubblicato su Nature raccomanda di continuare a seguire le buone pratiche come igiene delle mani, distanziamento e uso della mascherina per evitare di contrarre di nuovo il virus.

Perché? Fino ad ora si era creduto che le reinfezioni comportassero quasi sempre forme meno gravi della malattia.

Attraverso la nuova ricerca, gli studiosi hanno scoperto che le infezioni ripetute in realtà contribuiscono a un rischio aggiuntivo di condizioni di salute avverse in più sistemi di organi.

RISCHI. I ricercatori hanno scoperto che le persone con reinfezione da Covid avevano il doppio delle probabilità di morire e tre volte più probabilità di essere ricoverate in ospedale rispetto a quelle senza reinfezione.

Quelle con infezioni ripetute avevano tre volte e mezza più probabilità si sviluppare problemi polmonari, tre volte di più probabilità di soffrire di malattie cardiache e oltre una volta e mezza di maggiore probabilità di avere disturbi cerebrali rispetto a pazienti infettati una sola volta.

LA RACCOMANDAZIONE. Lo studio ha indicato che il rischio sembra aumentare dopo ogni infezione. Ciò comporta che se uno ha avuto due infezioni, è meglio che eviti la terza.

E se ha avuto tre infezioni cerchi di evitare la quarta. Come? Usando la mascherina, ricevendo i vaccini indicati, restando nella propria abitazione in caso di malattia. E facendo anche il vaccino antinfluenzale.

I risultati dello studio dicono che ogni reinfezione sembra aumentare il rischio di ricovero in ospedale, con disturbi che interessano i polmoni, il cuore, il cervello, il sistema sanguigno, muscoloscheletrico e gastrointestinale, e può comportare perfino il sopraggiungere del decesso.

La reinfezione contribuirebbe anche a sviluppare diabete, problemi renali e problemi di salute mentale.

LO STUDIO. E’ stato condotto da ricercatori (Benjamine Bowe, Yan Xie e Ziyad Al-Aly) della Washington University School of Medicine in St. Louis e pubblicato su Nature Medicine. Sono state create tre coorti di pazienti.

Il numero totale di persone analizzate è stato pari a 5 milioni 819mila 264 unità: di questi 443 mila 588 con una prima infezione (prima coorte), 40 mila 947 con una o più reinfezioni (seconda coorte) e 5.334.729 non infetti (terza coorte). L’arco temporale dello studio è stato compreso fra l’1 marzo 2020 e il 6 aprile 2022.

I RISULTATI. E’ emerso che rispetto al controllo dei non infetti, i rischi e i danni potenziali di infezione aumentavano in base al numero di infezioni contratte. In altri termini, l’infezione ripetuta aumentava i rischi di morte, ospedalizzazione e danni in più sistemi di organi. Ciò si verifica sia nella fase acuta sia in quella post-acuta. 

PROBABILITA’ DI REINFEZIONE. Riportiamo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità. Secondo quanto indicato dal 24 agosto 2021 al 13 luglio 2022 sono stati segnalati 813.817 casi di reinfezione, pari al 5,2% dei casi notificati.

Con l’arrivo della variante Omicron tale percentuale è in decisa crescita. Tra le cause c’è l’allentamento delle misure restrittive e l’abbandono quasi totale delle misure preventive.

Dopo quanto tempo ci si può reinfettare? Da tre o quattro settimane fino ad arrivare a diversi mesi o addirittura un anno.