AltaVita-Ira, il regalo dell’OPV

291

Una satira deliziosa. Così era stato definito il Divertimento in fa maggiore K 522 “Ein musikalischer Spass” di Wolfgang Amadeus Mozart e così l’hanno reso i professori d’orchestra dell’OPV (Orchestra di Padova e del Veneto) che l’hanno proposto nella Sala Polivalente del Centro Servizi Beato Pellegrino. Era impossibile offrire agli anziani ospiti delle strutture di AltaVita-Ira un migliore regalo di Pasqua.

Bastava chiudere gli occhi e fermarsi ad ascoltare per essere trasportati in un paludato salotto viennese del palazzo reale, sul finire del secolo diciottesimo, per assistere a un concerto del re dei compositori.

Ma era un Mozart diverso quel giorno, il 14 giugno 1787.  Proponeva, infatti, la sua composizione “Uno scherzo musicale”, nota anche con il dissacrante titolo apocrifo del secondo Ottocento, “I musicanti del villaggio”. Niente sinfonie quel giorno, ma esecuzione di una composizione unica nel suo genere, sotto la forma del Divertimento e della Serenata.

E un motivo c’era. Mozart voleva sbeffeggiare gli esecutori improvvisati, da strapazzo, che in quel periodo andavano per la maggiore. A suo giudizio erano solo sacchi vuoti, men che mediocri strimpellatori.

Una vera beffa in musica, una burla, uno “spass” contro la goffaggine, firmato da un Mozart che nell’occasione sfoderava la sua impareggiabile classe, imbevendola di una sopraffina cattiveria professionale e facendola sfociare in una satira molto somigliante alla perfidia.

Ecco, il clima di quei giorni e quel Mozart dissacrante, i concertisti dell’OPV hanno saputo interpretarlo al meglio. Era facile cadere nel banale, esagerare nel rendere quel saggio di composizione sgangherata, contro l’imperizia dei “musicanti del villaggio”. Così non è stato in nessuno dei quattro tempi di questo divertimento musicale.

Il tono scherzoso è emerso fin dal primo tempo, Allegro, per proseguire poi nel maestoso Minuetto con finte “stecche” dei corni e negli accordi armonici dell’Adagio esplicitati da Mozart come appartenenti al peggior sentimentalismo dell’epoca, con fughe che salgono, salgono per poi perdersi per strada.

Nel Presto conclusivo le pazzie mozartiane lasciavano il posto a una successione di trilli e rondò con i maestri dell’OPV che hanno riportato l’ascoltatore a riconoscere finalmente la sicura mano del maestro.

Tra i tanti pezzi di bravura, è difficile cogliere le singole esecuzioni al top per via di un’eccellenza generale. Bravissimi tutti, generosi nell’impegno, ben affiatati, partecipi e divertiti.

Tuttavia ci piace sottolineare il volo del primo violino, veramente straordinario nel rendere i goffi virtuosismi e gli stiracchiati super-acuti voluti da Mozart. Bravi anche i corni quando invano hanno cercato di tacitare i violini ma alla fine costretti al silenzio sovrastati dalla furia degli archi. Corni che hanno reso perfettamente la volontà di Mozart di far emergere l’incompetenza dei sedicenti cultori del belcanto dell’epoca.

Molto ben riusciti gli andamenti che da lenti si facevano impetuosi, mettendo in campo una cascata di note ritmate. Poi quei brevi silenzi preludio a suoni che parevano nascere dal fondo per librarsi in alto, apparentemente “sgrammaticati” si direbbe oggi, per poi disperdersi per evidenziare mediocrità altrui.

Interpreti dello “scherzo” mozartiano sono stati: Fabio Paggioro (violino principale), Stefano Bencivenga, Davide Dal Paos, Laura Maniscalco (primi violini), Ivan Malaspina, Elena Meneghinello, Simone Castiglia (secondi violini), Giada Broz, Floriano Bolzonella, Silvina Sapere (viole), Francesco Martignon e Simone Tieppo (violoncelli), Marco Bertona e Alberto Prandina (corni).

Prima della concessione dell’atteso bis finale, la presenza di Giada Broz (viola) di Rovereto, l’”Atene del Trentino”, è stata l’occasione per ricordare che Mozart ha eseguito il suo primo concerto italiano a Rovereto all’età di 13 anni.  Era il 25 dicembre 1769.

Suonò a palazzo Todeschi. A furor di popolo tenne un secondo concerto anche il giorno dopo, nella chiesa di San Marco, dove ancora oggi si conserva l’organo utilizzato dal genio di Salisburgo.

I professori d’orchestra dell’OPV, salutati dal direttore generale di AltaVita-Ira, Sandra Nicoletto – che a nome del CdA ha ringraziato gli organizzatori dell’evento -sono stati calorosamente applauditi dagli anziani ospiti che hanno gremito la Sala Polivalente.

Impeccabile come sempre e coinvolgente la regia di Bruce Jahnsen, del Servizio Educativo del Centro Servizi Beato Pellegrino.