Carenza di infermieri si apre uno spiraglio.

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Potrebbe nascere una nuova figura professionale

Gli appelli si susseguono da mesi: c’è carenza di personale, le RSA faticano nella loro preziosa opera di cura e assistenza agli anziani.

Mancano figure di primo piano, come medici e infermieri, per tutelare e garantire al meglio la salute.

Come uscirne? Dai vertici di AltaVita-Ira è partito un appello all’Ulss Euganea e alla Regione per poter utilizzare nelle proprie strutture dottori Usca, l’Unità speciale di continuità assistenziale, attivata per l’emergenza Covid, per far fronte alla carenza di medici. Sarebbe una preziosa boccata d’ossigeno. L’appello finora è caduto nel vuoto, purtroppo.

Altro punto dolente è rappresentato dalla carenza di infermieri. Da anni c’è il meccanismo di reclutamento che fa acqua da tutte le parti, con le università che tengono le facoltà di Scienze Infermieristiche con posti disponibili, a numero chiuso, estremamente esigui rispetto alle necessità.

Di più, ci sono gli ospedali che “soffiano” gli infermieri alle RSA, offrendo condizioni migliori. “Non possiamo vincere la guerra dell’assistenza senza soldati” mandano a dire dalle RSA.

Ora in Veneto pare aprirsi uno spiraglio nel capitolo infermieri. La Regione ci riprova. Organizza corsi di formazione per operatori socio-sanitari con funzioni complementari, per sopperire alla carenza cronica di infermieri.

E questo lo si deve alla tenacia dell’assessora alla Sanità, Manuela Lanzarin, che non ha voluto arrendersi di fronte alla bocciatura del Consiglio di Stato di una delibera che istituiva una nuova figura che avrebbe colmato la carenza di infermieri in particolare nelle RSA.

Il provvedimento della Giunta regionale era stato avversato dalle organizzazioni professionali degli infermieri e da alcune forze politiche che si erano rivolte al Tar. C’era stata persino una interrogazione parlamentare.

Ora Manuela Lanzarin ha riaperto il confronto con gli Ordini delle Professioni Infermieristiche sull’operatore sociosanitario con funzioni complementari, meglio conosciuto con il nome di Super-Oss.

Nel corso di formazione previsto, sarebbero coinvolti gli stessi infermieri con una funzione di affiancamento, per accrescere competenze e responsabilità degli operatori sociosanitari.

Le due figure professionali resterebbero nettamente separate.

Gli infermieri sarebbero di livello superiore e avrebbero una funzione di controllo.

La Lanzarin vede la nuova figura del Super-Operatore Sanitario in grado di gestire le medicazioni, le nutrizioni enterali, i cateteri vescicali e altro, sotto l’attenta supervisione dell’infermiere.

L’assessora stavolta è convinta di potercela fare. La bocciatura del Consiglio di Stato non l’aveva fatta desistere.

L’aveva solo amareggiata: “Ho dato mandato alla mia struttura di analizzare la sentenza per avere un quadro giuridico. Mi sembra, però, che nessuno stia capendo la gravità della situazione: l’assistenza sul territorio è a livelli critici.

La situazione è drammatica. Noi avevamo proposto quel percorso formativo – corretto, trasparente e rispettoso della gerarchia nei confronti della figura dell’infermiere – per dare una risposta alla carenza di personale che è gravissima. Non è passato il messaggio di urgenza in cui ci troviamo”.

Oggi l’assessore è più serena e fiduciosa: “Abbiamo pensato alla figura degli Oss specializzati, previsti da una norma regionale del 2001 e da una legge nazionale del 2003. Da parte nostra non c’è nessuna volontà di sostituire gli infermieri con laurea triennale, né di dividere gli operatori socio-sanitari tra serie A e serie B.

Semplicemente dobbiamo sopperire a un’esigenza contingente e urgente”. Nel rispetto e nell’interesse di tutti.